Al Florian di Pescara: Chilometro_42


chilometro 42

La rassegna Femminile Plurale | L’arte delle donne al Florian Espace, a cura di Giulia Basel e Chiara Sanvitale, che mette al centro la creatività femminile e i temi della disparità di genere, arriva al penultimo appuntamento di questa terza edizione sabato 16 marzo alle ore 20.45 e domenica 17 alle ore 17.30 con lo spettacolo Chilometro_42, diretto ed interpretato da Angela Chiaburri, scritto ed ideato da Giovanni Bonacci.

Sabato sera, dopo lo spettacolo, postPLAY il momento di incontro ed approfondimenti ed tra artiste/i, ospiti, spettatrici e spettatori, condotto da Paolo Verlengia. I postPLAY potranno essere seguiti anche on-line sui canali del Florian Metateatro fb e Youtube, a cura di Alessio Tessitore.

Chilometro_42 è uno spettacolo che narra le tappe fondamentali della vita di Kathrine Switzer: la prima donna nella storia ad aver corso una maratona ufficiale.

Dalla prima infanzia alla pubertà, dal Liceo all’Università; Kathrine non è che il paradigma di una ragazza qualunque alla ricerca della propria identità.

La vediamo affrontare i momenti cruciali della sua vita; le prime esperienze, la ricerca forsennata di modelli da seguire, la frustrazione nel non trovarli, la faticosa creazione di un proprio percorso, l’approdo nell’isola felice delle passioni.

E sarà proprio la sua più grande passione, la corsa, a renderla involontaria eroina di quella

perpetua battaglia tra maschile e femminile.

La corsa, già di per sé, contiene una serie di metafore che vale la pena raccontare: come viaggio, misura di se stessi, avvicinamento al trascendentale. Nello spettacolo, infatti si corre: partiture fisiche che declinano, in tanti modi diversi, questo sport nei suoi aspetti più tecnici e spettacolari.

Ma, attraverso questo personaggio, che ha segnato profondamente il mondo dello sport ed il suo rapporto con la società civile, l’obiettivo è quello di interrogarsi su temi ancora scottanti, quali l’inclusione, il riconoscimento e la parità dei diritti. Qui, infatti, la corsa, più che oggetto della messa in scena, diventa allegoria: la ricerca della propria identità passando attraverso crepe, crisi e rotture.

La pièce è strutturata lungo tre piani narrativi, nei quali si avvicendano diversi personaggi,

interpretati dalla stessa attrice: Kathrine, la narratrice, e altri, coprotagonisti di una biografia romanzata, che fa del passaggio da registri brillanti a registri drammatici il suo punto di forza.

Il tutto è accompagnato da un musicista dal vivo che, oltre a una vasta strumentazione

“classica”, utilizza una loop station. Qui la musica non fa da mera colonna sonora, ma si interseca, fa da contrappunto; più che un monologo è un dialogo tra linguaggi diversi.

Siamo negli anni 60’, nel paese più all’avanguardia al mondo – gli Stati Uniti – molte cose stanno cambiando e importanti eventi, dalla guerra in Vietnam alla “Marcia su Washington”, catalizzano lo sguardo dell’opinione pubblica.

In quegli stessi anni, silenziosamente, si fa strada una questione che solo decenni dopo avrebbe conquistato l’attenzione che merita: la parità di diritti fra uomini e donne.

La partecipazione di Kathrine Switzer alla Maratona di Boston non intendeva essere un atto di disobbedienza civile; ma il semplice conseguimento di un sogno: quello di prendere parte alla più antica manifestazione sportiva americana. Dopo i primi chilometri, tuttavia, realizza di essere stata ammessa per errore e che gli organizzatori non accettano donne all’interno della gara; tale è la loro opposizione, che il Responsabile della Maratona- Jock Semple – scenderà personalmente in strada per escluderla (ricorrendo alla violenza fisica) fuori dal tracciato. Kathrine riuscirà a rimanere in gara e terminerà il percorso 3 ore più tardi, grazie alla tenace difesa del suo allenatore e alla sua straordinaria forza d’animo.

Era il 1967 e la sua iniziativa, coraggiosa e, almeno all’epoca, controversa, ebbe un effetto

dirompente, sia nel successivo sviluppo del ruolo delle donne nello sport, sia, in maniera più vasta, nella lotta per l’emancipazione femminile in ogni ambito.

SUPERFICIE è un progetto nato nel 2020 da un’idea di Matteo Santilli, per parlare del mestiere dell’attore, ponendo il focus su tutti quei professionisti che lavorano indipendentemente dall’essere un “nome”.

Angela Ciaburri è un’ attrice molto attiva non solo in teatro (CARROZZERIA ORFEO, TEATRO STABILE DI GENOVA), ma anche al cinema e in tv: tra gli ultimi lavori GOMORRA LA SERIE, YARA di Marco Tullio Giordana, GIRASOLI di CATRINEL MARLOM, NOI e RESTA CON ME per Rai1 e altri progetti in uscita.

La rassegna si concluderà sabato 23 marzo ore 20.45 e domenica 24 ore 17.30 con lo spettacolo Storie Taciute – contiis di feminis che non son sui libris grainsideazione, regia e narrazione di Flavia Valoppi – collaboratrice preziosa del Florian per molti anni – accompagnata dal canto di Chiara Grillo e Annalisa De Vittor.

Uno spettacolo di narrazione (in italiano) e canti (in friulano) per raccontare un’altra storia, quella nascosta tra le pieghe della Grande Storia stampata sui libri, quella taciuta e nascosta, quella delle donne che hanno formato la rete di sostegno alla società durante e dopo la Prima Guerra Mondiale.

Ingresso 12€, ridotto 10€.

E’ consigliata la prenotazione allo 085 4224087 o al 393 9350933 (anche Whatsapp).