Riceviamo e pubblichiamo:
Le notizie che mi giungono dal carcere di Sulmona sono davvero incredibili.
Se fossero vere, e non avremmo dubbi vista la serietà delle fonti dalle quali abbiamo appreso il tutto, il caldo record di questi giorni verrà ricordato dai detenuti e dal personale di stanza al Penitenziario di via Lamaccio come il peggiore che si sia mai vissuto dal momento della sua apertura.
Il caldo infernale, amplificato dai materiali con il quale è fatto (ferro e cemento che altro non sono che autentici conduttori di calore), è vissuto in maniera drammatica da tutti coloro i quali in carcere, a causa della pena da scontare o per la professione da svolgere, sono costretti a starci.
Non si hanno almeno per il momento notizie di malanni da caldo ma lo stress dettato da temperature troppo elevate sta rendendo critica la vita a tutti.
Si salva relativamente solo il nuovo padiglione il quale, però, deve fare i conti, da 20 giorni a questa parte, con docce non funzionanti e con un impianto fotovoltaico che, a quanto pare, sembra non essere mai entrato in funzione.
Tutto questo sta costringendo il personale a gestire la dinamica legata all’effettuazione delle docce stesse in maniera davvero improponibile ma, per gli ovvi motivi dettate da sicurezza e salubrità , estremamente necessaria.
Encomiabile è il loro prostrarsi per la causa.
L’aspetto sanitario legato alla salvaguardia della cura della persona e della comunità va di fatto assicurata. La doccia, infatti, non serve solo per ristorarsi dal caldo infernale ma per garantire igiene e salubrità in un contesto dove forzata risulta essere la promiscuità.
Tutto questo però sta avendo un notevole costo in termini operativi visto che per garantire l’effettuazione delle stesse il personale è costretto ad accompagnare i detenuti in altri reparti con conseguente e notevole dispendio di energia.
Un carcere, quello di Sulmona, che tutto aveva bisogno fuorché quello di trasformarsi in un forno.
È proprio il caso di dire che si sta cadendo dalla pentola alla brace. Meglio sarebbe stato, paradossalmente parlando, se avesse “piovuto sul bagnato”.
Esprimo vicinanza ai colleghi costretti, anch’essi , come lo sono i detenuti, a vivere in condizioni ambientali insopportabili.
Mi sento di stare vicino alla Direzione e alla catena di comando visto che, da quello che è dato sapere, stanno facendo di tutto per rendere meno drammatica la situazione.
Siamo disponibili per sostenerli in qualsiasi cosa ritengano sia necessario fare pur di dirimere e presto la questione.
Il problema è che è la politica e gli uffici dipartimentali che, secondo il nostro parere, dovrebbero loro e presto fare qualcosa per fare si che questa situazione venga subito a cessare.
Invochiamo a tal proposito l’intervento, qualora fosse possibile, di organi deputati alle emergenze.
Quello che chiediamo altro non è che si eviti
che qualcuno ne possa rispondere e non solo dal punto di vista sanitario.
Il segretario nazionale Cnpp-Spp Mauro Nardella




