Quando il figlio di un padre importante arriva a un posto di vertice viene subito definito, nella migliore delle ipotesi, figlio d’arte; o, nella peggiore, rampollo raccomandato. Eppure dietro una bella carriera può esserci anche altro: la passione per la medicina, per esempio, respirata in famiglia anche dopo che il gioco dell’allegro chirurgo è finito in soffitta.
Una passione annusata dal camice di papà, sfiorata sui suoi strumenti e infine fatta propria, fino alla sala operatoria. A Marco Di Eusanio (nella foto) deve essere accaduto qualcosa di simile, se è vero come è vero che a 42 anni è un brillante cardiochirurgo, già di casa nei santuari internazionali del settore e ora approdato a Teramo, a capo del reparto fondato proprio dal padre, il teramano Giuseppe Di Eusanio.
Non è un caso, ma nemmeno una storia di nepotismo. Il reparto di Cardiochirurgia dell’ospedale Mazzini di Teramo ha da sempre un’ ottima reputazione, grazie alla permanenza di medici illustri e preparati. In una regione che ha il cruccio dell’alto tasso di mobilità passiva – si preferisce curarsi altrove perché dell’Abruzzo ci si fida poco – l’ eccellenza del Mazzini aiuta e consola sia i pazienti che il territorio.
Del resto la storia dei cardiochirurghi abruzzesi ha radici lontane e di successo, basti pensare a un pioniere come Angelo Pierangeli, nato a Pescara e ispiratore della grande scuola bolognese. Definito il Barnard italiano, è stato una colonna del S. Orsola di Bologna, città in cui si è spento nel 2010.
Fu lui ad eseguire i primi trapianti di cuore, operando in quella che da anni è eccellenza nazionale, anche per la formazione. Nel 2002 Pierangeli passò il testimone ai suoi allievi, uno dei quali è l’attuale direttore del Dipartimento Cardio-toraco-vascolare del S. Orsola: un altro pescarese, Roberto Di Bartolomeo.
Fino a due mesi nella sua equipe c’era anche Marco Di Eusanio, ora primario al Mazzini. I suoi illustri predecessori oggi sono a capo di strutture italiane prestigiose. Marco Di Eusanio, laureato e specializzato in Italia con il massimo dei voti, ha seguito diversi corsi di formazione all’estero, seguiti da un’intensa attività di ricerca a livello internazionale, in particolare in Germania, Olanda e Giappone. Da maggio 2015 dirige l’Unità operativa complessa del dipartimento cardiovascolare.
E visto che nella sanità di oggi i numeri contano – nel bene e nel male – va detto che dal suo arrivo gli interventi sono aumentati del 38% e il Mazzini è diventato punto di riferimento anche per la cardiochirurgia mini invasiva. Altro che raccomandati: è la linea del cuore, che passa ancora una volta dall’Abruzzo.




