Discorso del Sindaco Gianguido D’alberto per la celebrazione del 4 Novembre


4 novembre, teramo discorso sindaco

Signor Prefetto, autorità civili, militari, politiche e religiose, associazioni degli ex combattenti, concittadini, quella odierna è una giornata che viviamo, da decenni, e quest’anno più che mai, come l’avvio della Pace.
E’ tale la celebrazione del 4 novembre che, nelle volontà di coloro che la crearono, non concludeva una pagina dolorosa della storia, ma avviava l’esordio di un periodo di crescita, prosperità, serenità.
Una Pace che cento anni fa si identificava nel rifiuto dei conflitti e che oggi va declinata nelle accezioni che la contingenza impone.
Una pace, che sia
ripudio della guerra, come sancito nella nostra Costituzione, nonché la traduzione in termini comuni e condivisi, del superamento di quelle situazioni che rischiano, se non controllate, di provocare ingiustizie, distorsioni, diseguaglianze, generatrici, a loro volta, di conflittualità tra popoli, nazioni, comunità.
La Pace quale componente di unità e continuità, così da ritrovarsi, senza tempo, anche nella salvaguardia e tutela dell’ambiente, nella lotta alla pandemia, nell’accudimento dei deboli e degli emarginati, nella ricerca di equità e giustizia tra popoli e all’interno delle nazioni.
Ciascuno è responsabile della propria pace e di quella generata intorno a sé, tale da meritare protezione e creare Unità quale condizione che rende forte una nazione, consentendo che gli accadimenti diventino occasione di rinascita; mai come oggi, soprattutto nella nostra terra colpita dal terremoto, prima di essere travolta come tutto il mondo dall’emergenza pandemica.

L’Unità, che si esprime nella sua più compiuta forma quando si apre verso orizzonti più ampi: un principio teso ad identificare i valori propri di una Nazione che si ritrova ed apre all’inclusione, all’accoglienza, al perseguimento della giustizia sociale, predisponendola al superamento delle paure e delle incertezze.

Pace ed Unità, quali pilastri della nostra comunità, che vede nel superamento delle avversità una prova di coesione e condivisione di intenti.

L’unità è l’anima di una comunità che non si difende ma si apre, nella certezza del proprio diritto e nella coesione delle proprie istituzioni. E l’Unità si esprime nella sua più compiuta forma quando elimina i confini e spinge verso prospettive più ampie. Penso alla riattivazione del processo di integrazione europea, alla costruzione di un’Europa unita nei valori e nei principi dei popoli, finalmente politica e non più solo funzionale agli obiettivi e agli interessi economici dei governi.
Unità delle e nelle diversità, come fattore di inclusione degli ultimi, dei più deboli anche di coloro che provengono dal di fuori dei confini geografici. Un grande paese veramente unito, è tenuto insieme dal vincolo solidale di umanità, che non ha confini, non respinge ma integra ed include. Una unità che non concepisce periferie ma sa che ovunque c’è lo spazio e il luogo per l’altro. Lo abbiamo ricordato recentemente abbracciando il Sindaco di Lampedusa, punto più estremo del nostro Paese divenuto anche simbolico sito di accolgienza, qui a Teramo: oggi, come e più di ieri, non esiste unità credibile senza un forte vero spirito di umanità.
L’unità della nazione non può essere concepita oggi in una dimensione territoriale, non è più tanto un bene da proteggere o da rivendicare, ma piuttosto un valore straordinario da riconoscere, che tiene insieme una comunità intorno ai principi costituzionali di pari dignità e giustizia sociale, che garantisce diritti e fa avvertire i doveri, che ci fa sentire parte di un destino collettivo, in cui la libertà di ciascuno è legata alla libertà dell’altro, come questa drammatica epoca storica ci sta dimostrando, in cui la tutela della salute del singolo si realizza pienamente solo nella tutela dell’interesse alla salute della collettività. E per questo, uniti, dobbiamo sentire il dovere di proseguire nell’accelerazione della campagna vaccinale, senza sé e senza ma.
La celebrazione odierna collima con il centenario della tumulazione del Milite Ignoto, un accadimento che coinvolse emotivamente tutta l’Italia e che implicitamente volle rendere omaggio ed onore al sacrificio di uomini e famiglie. Una ricorrenza che il Comune di Teramo, così come avvenuto in tutto il Paese, ha recentemente solennizzato con l’assegnazione della Cittadinanza Onoraria a tale figura: è stata consegnata, proprio un paio di giorni fa, una targa al comandante provinciale dei Carabinieri, il cui testo recita: “Il Milite Ignoto fu creato a sublimazione del valore dei Combattenti e degli oltre 650.000 Caduti del primo conflitto mondiale. Dopo averlo proclamato “cittadino onorario”, oggi la città di Teramo, nel centesimo anniversario della tumulazione, torna a rendere omaggio, in memoria delle vittime di ogni guerra, ad una figura così cara, elevando il suo sacrificio a celebrazione concreta e simbolica dell’anelito alla Pace e della contrarietà a tutte le guerre sancita dalla nostra Costituzione”.

Sono particolarmente felice della presenza oggi, in questa piazza, di alcune scolaresche. Ad esse vanno innanzitutto rivolti l’insegnamento e l’emozione suscitate dalla figura del Milite Ignoto e per essei tutto ciò che qui accade, può e deve diventare patrimonio individuale e condiviso.
Da qui alle Forze Armate, il passaggio è naturale: non si può non manifestare ad esse tutta la nostra gratitudine, sia come rappresentanti delle istituzioni, sia come cittadini.

Le Forze Armate, mostrano, con forte ed evidente consapevolezza, la loro contemporaneità ed adeguatezza al tempo che viviamo ed alle necessità che si paventano, pur rimanendo salde nei principi e nei valori che caratterizzano ciascuna di esse.

Forze Armate moderne, in prima linea sia nelle azioni che ne disciplinano l’impegno sul fronte interno- e rimane indelebile l’attività da esse profusa per contrastare e arginare il Covid e, soprattutto, per sostenere la popolazione tutta; sia nelle delicate attività di accoglienza anche nel nostro territorio.

Le Forze Armate rappresentano la certezza per l’Italia e per noi cittadini, sono il cemento di quella Unità che sa guardare a sé stessa, ma anche proiettarsi al di fuori, con umanità e fermezza.

Il filo che tiene unite le celebrazioni odierne è quello della modernità, così da non guardare a ciò che è stato per celebrare in modo autoreferenziale la nostra storia, ma per trarne le ragioni, gli stimoli, i significati dell’impegno attuale e futuro.
Viva le Forze Armate, viva la Repubblica, viva la Costituzione, viva l’Italia unita!