Renato Gattone, la musica nel sangue


Renato-Gattone

Il maestro Renato Gatto­ne è un abruzzese che ce l’ha fatta. Un giovane quarantenne di Altino, paesino della provicia di Chieti, che oggi calca i palcoscenici dei teatri più prestigiosi del mondo, illustre rappresentante del panorama jazz internazionale, una testimonianza di come il talento e l’impegno possano por­tare lontano.

Figlio uni­co, nasce da una famiglia molto semplice e fin da piccolo, aveva di 5 anni, su­bisce il fascino di quello strumento musicale che ha tutti i giorni sot­to gli occhi, la fisarmonica del padre. Si appassiona, a 7 anni le prime le­zioni di musica e il repertorio classico di Bach e Mo­zart, ma ha già le idee chia­re, arrivare a suonare il contrabbasso. Da bambino lo vede uno strumento troppo grande, difficile da gestire, da prendere in ma­no, e allora opta per un percorso graduale e allo stesso tempo musicalmente arricchente. Passa prima per la chitarra classica e poi per il basso elettrico, alla fine l’incontro travolgente, la svolta con lo strumento d’elezione. A 18 an­ni comincia a lavorare co­me barbiere, e lo fa per una decina d’anni, ci dice, sorridendo “oggi ad Altino capita spesso che qualcuno mi chiami ancora ‘Barbiè’, quando mi vede!”.

Il 1° dicembre 2003 la grande decisione: lascia tutto e si trasferisce a Ro­ma, sceglie di fare della mu­sica il suo la­voro, di metterla al centro della sua vita. Gli inizi ­so­no chiaramente molto faticosi ma Renato è determinato e l’ascesa non può che essere veloce. Fa in modo di farsi ascoltare durante le jam session nei locali ro­mani culto del jazz, l’Ale­xan­derplatz ed il Gregory’s Club tra gli altri, e poi una strada tutta in salita: l’in­contro fortunatissimo con Enrico Montesano, Renzo Arbore, Luciano de Cre­scen­zo e Marisa Laurito, le collaborazioni con Fabrizio Bosso e Gegè Munari.

Renato Gattone attraversa il jazz in tutte le sue sfaccettature, interpretando tutti gli stili, dal dixieland dei primi del secolo passando allo swing delle big band degli anni 30 e 40 e poi il bepop, la svolta del free jazz e del fusion fino alle contaminazioni sonore più recenti. Una passione particolare per le sonorità manouche, per il jazz gitano di Django Reinhardt per il quale cura una rassegna dedicata all’interno del Festival Jazz di Villaceli­montana a Roma suonando con il grandissimo Ro­bin Nolan, è un successo straordinario.

Le sonorità meticce del manouche arrivano anche al Festival tradizionale jazz di Lan­ciano, di cui Gattone è direttore artistico da 5 anni, suggestivo lo spettacolo con gli Hot Club Roma e Giorgio Tirabassi dedicato a Rein­hardt Il fulmine a tre dita. Uno scoop: in cantiere an­che un libro con i divertenti aneddoti sulla sua carriera.