A sentire le prodezze perpetrate attorno alla pistarella di Preturo viene in mente quel brano in cui un malmostoso Giorgio Gaber cantava: “Anche per oggi non si vola”.
Tra inchieste e polemiche, l’epopea dello scalo aquilano plana a livelli infimi, diciamo pure terra-terra. In montagna le nuvole vanno e vengono, qui invece si piantano come quella di Fantozzi. La storia dell’Aeroporto dei Parchi Giuliana Tamburro è cominciata male e finita peggio.
Nato nel 1968 e gestito tranquillamente dall’aeroclub fino al terremoto, poco dopo lo scalo, “requisito” per il G8, ha cominciato a drenare danaro pubblico, a partire dai 2 milioni spesi per adattare la pista ai nobili piedi dei Grandi della Terra. Per Obama & company arrivare a Sambuceto e poi farsela in auto o in elicottero evidentemente era troppo faticoso. Adeguata la pista – ma mica tanto, se è vero che poi la Regione intervenne con 500mila euro per completarla – occorreva qualcuno che la rendesse commercialmente appetibile.
Così la politica locale si è appassionata al futuro del “Tamburro”, collezionando pure qualche magra figura: intervistata per Report da Antonino Monteleone, l’assessore comunale Emanuela Iorio, pediatra, dichiarò candidamente: “Ho preso questa delega perché il mio mondo è il mondo giovanile e ho visto l’aeroporto da pediatra. Può sembrare che non c’entri nulla, ma io la vedo così, il pediatra è quello che si occupa della nascita e dell’evoluzione del bambino che diventa adulto”.
Il pupo di Preturo però non è mai cresciuto; anzi, ci si perdoni la brutalità, è più morto che vivo. Il guaio è che se hai meno di mezzo milione di passeggeri l’anno o chiudi o paga Pantalone, cioè noi. Oppure puoi tentare di affidarti al privato. Per esempio al gruppo X-Press dell’imprenditore calabrese Giuseppe Musarella (che si barcamena tra trasporto di materiali radioattivi, commercio di integratori alimentari e gestione di scali aerei); il Comune gli offrì l’aeroporto chiavi in mano, ma la prevista clientela business vagheggiata dal sindaco Cialente si vede che aveva altro da fare, o magari preferiva partire 90 chilometri più in là, a Sambuceto, dove se prenoti per tempo Ryanair il volo per Milano te lo tira dietro, altro che i 139 euro da Preturo a Malpensa.
“Sciocchezze” deve aver pensato il sindaco Cialente, secondo il quale erano “tutti gufi”. I gufi però animali che ci vedono e ci sentono benissimo, hanno scelto la “concorrenza”. Tra voli strombazzati e mai decollati, sono arrivate le inchieste giudiziarie sull’appalto e sul presunto smaltimento di macerie post-sisma in zona aeroportuale.
Ora l’Enac, l’ente nazionale per i voli commerciali, ha mandato all’aria l’appalto X-Press e cancellato lo scalo dalla mappa degli aeroporti, dato che su Preturo hanno volato più mosche che aerei. Non avendo l’Aeroporto dei Parchi fornito alcun dato significativo di aviazione commerciale, l’Enac ha “accertato la carenza di interesse pubblico sotto il profilo trasportistico nazionale e internazionale”. In pratica non interessa a nessuno, fatta eccezione per gli interessi di chi lo ha voluto realizzare a tutti i costi senza guardarsi intorno. Una cecità tutta da capire.




