Patrimonio culturale a L’Aquila, ricostruzione al palo


Avrebbe dovuto aprire i battenti a giugno. Prima an­cora a maggio scorso, il giorno seguente all’inaugurazione di Expo 2015 e pri­ma ancora si era parlato di ottobre 2014 e poi dic­embre.

Insomma per il Museo dell’ex mattatoio, Mumex (nel­la foto), secondo il progetto di Invitalia, la partecipata del ministero dell’Eco­no­mia, finanziato con circa 5 milioni di euro, non si vede fu­turo al­l’orizzonte.

Però c’è an­cora un’indicazione di apertura ad agosto prossimo sperando che sia la volta buo­na per una struttura in­dispensabile per la co­muni­tà aquilana in cerca di identità e di luoghi di riaggregazione sociale. Per questo, subito dopo il sisma, quando ancora si era in re­gime di commissariamento, si pensò a un museo che po­tesse ri­collocare i pezzi mi­gliori del museo nazionale d’Abruzzo, sgomberato dal Forte Spa­gnolo usa sede na­turale, e ridare un luogo es­positivo permanente alla cit­tà.

A 6 anni e mezzo di di­stanza però in questo luo­go c’è ancora un cantiere, spesso fermo per altro, ma del museo neanche uno spiraglio, se non annunci continui di una imminente apertura che, appunto do­po sei anni e mezzo, ancora non arriva. Ma per il pa­trimonio culturale danneggiato dal sisma del 2009 notizie di questo tipo non sono novità, almeno da un anno a questa parte.

Ed anche se per il mi­nistro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, tutto procede con la riforma par­tita at­traverso una Sopr­in­ten­den­za ad hoc, non la pensano così i professionisti, i tecnici, gli imprenditori e gli operai che lavorano nei cantieri del patrimonio culturali che ancora una volta dopo lo scorso anno tornano a tuonare contro il totale fer­mo dei lavori e quindi dei pagamenti.

“Non inganni il clangore dei pochi cantieri in centro storico attualmente attivi. Chiusi quelli, le imprese in­croceranno definitivamente le braccia nel cratere se le sedi ministeriali dei Beni culturali del post ri­forma Franceschini non ri­pren­deran­no a espletare le normali funzioni amministrative – a parlare è il presidente regionale di Ance Abruz­zo Enrico Ricci – La realtà, purtroppo, è un’al­tra: la ri­forma Franceschi­ni ha di fatto paralizzato le attività degli uffici”, spiega Ricci a seguito di molte se­gnalazio­ni pervenute dalle imprese e di riscontri effettuati direttamente con i re­sponsabili del­le strutture.

In sintesi, co­me recita la nota dell’An­ce, la programmazione Cipe è fer­ma al 2013 con una di­sponi­bilità per la ricostruzione dei beni culturali di 70.500.00 euro, buona parte dei quali an­cora da spen­dere. “I la­vori della programmazione 2013 sono stati tutti appaltati – conclude Ricci – ma la gran parte dei cantieri maggiori a oggi non sono stati avviati. A fronte di fondi 2013 non an­cora spesi non potranno ero­garsi finanziamenti per il 2014/2015”.


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