Castello o Forte? Questo è il dilemma. Parafrasando Shakespeare, il passaggio di Amleto, si cala perfettamente nella memoria collettiva degli aquilani che dal Cinquecento guardano la mole imponente e imperiosa del loro Castello non sapendo qual è il nome giusto: Forte Spagnolo o Castello Cinquecentesco.
Comunque sia in oltre cinque secoli questo monumento ha fatto parte del panorama e dell’orizzonte visivo dell’Aquila, prima a ricordare l’umiliazione della dominazione degli spagnoli su una città libera fin dalla sua fondazione; poi pian piano e con il passare dei decenni a dimostrare le capacità e la lungimiranza di tecnici ed esperti così lontani dall’uomo del terzo millennio.
Il Forte Spagnolo, lo chiameremo così, de L’Aquila è ancora oggi una delle fortezze tecnicamente più all’avanguardia quando si parla di architettura medievale del Cinquecento.
Fu realizzato a partire dal 1534 su progetto dell’architetto spagnolo Pedro Luis Escrivà, lo stesso di Castel Sant’Elmo a Napoli, su volere del vicerè, gli spagnoli avevano conquistato il Regno di Napoli nel 1503 mettendovi a capo un vicerè, Pedro Alvaro da Toledo. Mai utilizzato per scopi bellici, nel Seicento divenne residenza del governatore spagnolo e successivamente alloggio per soldati francesi nell’Ottocento e tedeschidurante l’ultima guerra mondiale.
Restaurato nel 1951 ad opera della Soprintendenza ai monumenti e gallerie d’Abruzzo e Molise, è divenuto sede del Museo nazionale d’Abruzzo, il più importante della regione, ed è sede di mostre e convegni. Al suo interno trovano posto un Auditorium e una sala conferenze e l’esposizione di un rarissimo reperto di Mammuthus meridionalis vestinus risalente ad un milione di anni fa ritrovato nel 1954 nel territorio del Comune di Scoppito sempre nell’aquilano.
Dal 6 aprile 2009 il Forte spagnolo è inagibile a causa dei danni provocati dal sisma e quantificati in circa 35 milioni di euro di intervento di restauro. Intervento avviato già nel 2012 con un primo lotto e arenatosi con l’ultimo lotto, assegnato dopo regolare gara d’appalto a luglio 2014, a causa delle pastoie burocratiche dovute alla riforma del Mibact. Così in attesa di poter tornare a curiosare tra i sui scaloni d’ onore, le vaste sale del piano nobile, i sotterranei, i bastioni, il percorso delle contromine e le prigioni, ci si accontenta di ammirarlo dall’esterno. Ed è comunque una bella e sorprendente visita e non soltanto per i turisti che arrivano in città per la prima volta. Perché anche per gli aquilani, ogni volta che si arriva dal Parco e si vede stagliarsi contro il cielo azzurro e il Gran Sasso la sagoma del Castello è una vera emozione. Soprattutto se si conosce la storia di questo monumento, la ribellione de L’Aquila al dominio spagnolo e questi “ad reprimendam audaciam aquilanorum” imposero la costruzione del Forte a totale spese del popolo.
Fu concepito come una colossale macchina da guerra d’immense proporzioni, progettato su calcoli matematici e geometrici riproducenti, come rileva lo studioso tedesco Eberhadt, lo schema della cosmologia matematico-aristotelica. Ha la forma quadrata con quattro bastioni orientati sui punti cardinali. Lo spessore delle mura varia da un massimo di 10 m alla base a 5 m alla sommità della cortina. L’altezza totale è di 30 m mentre il fossato è largo 23 metri e profondo 14. Di grande impatto visivo è il ponte di accesso con il grande portale e lo stemma posto sulla sua sommità, fiancheggiato da lesene d’ordine dorico e sormontato dal prezioso coronamento con l’aquila bicipite, emblema della Casa d’Austria, è considerato un assoluto capolavoro nel suo genere.
I quattro bastioni, che spiccano come elemento fondamentale nella concezione strutturale dell’edificio, rappresentando la postazione primaria sia per l’ offesa che per la difesa del Forte. di forma lanceaolata, furono costruiti in modo da sostenere e deviare le eventuali cannonate. Per la loro grandezza e complessità erano ciascuno in grado di resistere autonomamente agli assalti nel caso l’invasore fosse penetrato nel corpo centrale.
Ogni bastione contiene due grandi costruzioni, le casematte, volte a proteggere uomini o pezzi di artiglieria e chiuse a volta, con uno spiraglio circolare per smaltire i fumi. Dalle casematte si ha accesso alle contromine, un sistema di cunicoli in serie, costruiti dentro le fondamenta della struttura, che permettevano di bloccare le mine dei nemici.
Di particolare fascino e interesse sono i sotterranei del Forte, le cui vicende possono essere collegate alle strutture carcerarie ospitate nella fortezza sin dalla sua costruzione. Al di sotto di queste, è plausibile l’esistenza di una prigione sotterranea, una segreta tetra ed oscura ricavata sull’estradosso della volta che copre la rampa d’accesso alla casamatta inferiore del bastione est. Le condizioni climatiche dei sotterranei hanno consentito la mummificazione di centinaia di corpi di persone inumate in una cappella sotterranea. La quasi totalità di queste mummie venne poi risepolta nel cimitero cittadino.




