Olivicoltura, un milione di euro per rinnovare il settore


Olivicoltura

Circa un milione di euro su trentadue a livello nazionale per i prossimi tre anni destinato al rinnovamento del settore dell’olivicoltura abruzzese: verranno finanziati infatti interventi riguardanti l’aumento dei nuovi impianti, le innovazioni tecnologiche, l’esternalizzazione dei mercati e la riconversione degli oliveti obsoleti con l’obiettivo di ridurre i costi di gestione e migliorare la qualità dell’olio in linea con le esigenze del consumatore e del mercato.

E’ questa la principale novità per l’olivicoltura abruzzese contenuta nel Piano olivicolo nazionale, in approvazione dal Ministero e illustrato ieri sera in occasione del convegno promosso da Coldiretti Abruzzo in collaborazione con Abruzzo Oleum e Unaprol. Un incontro su “Il Piano olivicolo nazionale: le nuove opportunità per l’agricoltura abruzzese” che, nella sala gremitissima di Castello Chiola a Loreto Aprutino, ha visto partecipare oltre duecento olivicoltori nonché il presidente nazionale dell’Unaprol David Granieri, per la prima volta in Abruzzo, in un importante confronto per fare anche il punto su una campagna olivicola, ormai agli sgoccioli, considerata eccellente sia per produzione che per qualità.

“La produzione nazionale dell’olio extravergine di oliva è stimata sulle duecentomila tonnellate non soddisfa il fabbisogno nazionale, e determina l’aumento del prezzo del prodotto di qualità – ha detto Granieri – siamo di fronte ad un nuovo scenario in cui il consumatore ha sempre più consapevolezza e conoscenza nell’acquisto e nella scelta del prodotto olivicolo privilegnziado quello extravergine, di chiara provenienza e quidi di alta qualità. Con il piano olivicolo nazionale – ha aggiunto Granieri – anche per l’Abruzzo si aprono nuove opportunità con particolare riferimento alla possibilità di attingere a nuovi fondi per il miglioramento qualitativo e quantitativo della produzione, in linea con le esigenza di mercato”.

Sala gremita per il convegno sullolivicoltura a Loreto Aprutino
Sala gremita per il convegno sull olivicoltura a Loreto Aprutino

Così, dopo i saluti del sindaco di Loreto Gabriele Starinieri, si sono susseguiti gli interventi tecnici di Luciano Di Massimo, presidente di Abruzzo Oleum e di Giuseppe Cavaliere, del Dipartimento Politiche dello sviluppo rurale della Regione Abruzzo, che hanno illustrato le dinamiche di un settore molto vivace che, in Abruzzo, conta 6 milioni di piante su circa 46mila ettari che rappresentano circa il 50% della superficie agricola arborea utilizzata, un totale di circa 60mila aziende di cui 15mila che coltivano prevalentemente olivo e per il 75% con superficie inferiore ai due ettari, oltre 300 frantoi e tre Dop presenti nelle province di Chieti (colline Teatine), Pescara (Aprutino Pescarese) e Teramo (Petruziano delle colline teramane).

Il convegno è stata inoltre l’occasione per presentare una new entry nel settore della cooperazione olivicola abruzzese, Abruzzo Oleum, che, come evidenziato dal presidente Luciano Di Massimo, è una realtà attiva da alcuni mesi nel settore dell’assistenza tecnica e della promozione dell’olio e della formazione degli operatori del settore attraverso corsi e attività dimostrative, mentre Cavaliere si è soffermato sulle novità previste dal Psr.

Conclusioni affidate al presidente regionale Domenico Pasetti, che ha ricordato l’importanza, anche storica, del prodotto olio per l’economia regionale ricordando che l’extravergine “resta uno dei prodotti che identificano immediatamente l’Abruzzo e l’Italia agli occhi del consumatore estero” ma anche l’importanza di continuare ad Educare il consumatore per far comprendere il valore aggiunto che l’origine conferisce al prodotto alimentare, qualunque esso sia.

Pasetti ha inoltre evidenziato l’importanza di puntare su prodotti di qualità, come accaduto molti anni fa ai produttori di vino che, travolti nello scandalo del metanolo, hanno cambiato rotta, passando dalla quantità a basso prezzo alla qualità del legame con il territorio, con vitigni pregiati e recupero di una tradizione antica come quella di greci, etruschi, cartaginesi e romani, e ha ricordato l’importanza di una etichetta chiara esprimendo comunque anche qualche preoccupazione in quanto “la scarsa produzione di olio dello scorso anno ha favorito le importazioni dall’estero, che nel primo semestre del 2015 hanno visto l’arrivo un vero e proprio boom di olio straniero, soprattutto tunisino”.

“Una situazione che rischia di peggiorare ulteriormente – ha inoltre evidenziato il direttore Bertinelli – dopo il via libera annunciato dalla Commissione Europea all’aumento del contingente di importazione agevolato di olio d’oliva dal paese africano verso l’Unione europea fino al 2017, con l’incremento del rischio che vengano spacciati come Made in Italy prodotti di altri Paesi, magari mescolati con quelli nazionali per acquisire, con le immagini in etichetta e sotto la copertura di marchi storici, magari ceduti all’estero, una parvenza di italianità da sfruttare sui mercati nazionali ed esteri”. In tal senso, per Coldiretti sono tre le precauzioni da prendere prima di “scegliere un olio”:

  1.  guardare con più attenzione le etichette;
  2. acquistare extravergini a denominazione di origine Dop in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100 per 100 da olive italiane o addirittura abruzzesi
  3. acquistare direttamente dai produttori nei frantoi o nei mercati di Campagna Amica.

“Sotto accusa – spiega Coldiretti Abruzzo – è la mancanza di trasparenza nonostante sia obbligatorio indicare per legge l’origine in etichetta dal primo luglio 2009, in base al Regolamento comunitario n.182 del 6 marzo 2009. Sulle bottiglie di extravergine ottenute da olive straniere in vendita nei supermercati è però quasi impossibile, nella stragrande maggioranza dei casi, leggere le scritte “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari” obbligatorie per legge nelle etichette dell’olio di oliva: la scritta è riportata in caratteri molto piccoli, posti dietro la bottiglia e, in molti casi, in una posizione sull’etichetta che la rende difficilmente visibile. Inoltre spesso bottiglie con extravergine ottenuto da olive straniere sono vendute con marchi italiani e riportano con grande evidenza immagini, frasi o nomi che richiamano all’italianità fortemente ingannevoli.

I consumatori – conclude Coldiretti Abruzzo – dovrebbero fare la spesa con la lente di ingrandimento per poter scegliere consapevolmente. In attesa che vengano strette le maglie larghe della legislazione per non cadere nella trappola del mercato”.


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