Tonino Verna, a tu per tu con il presidente della Cantina Tollo


Vendemmia 2015 in abruzzo

E’ una stagione d’oro quel­la del 2015 per il settore vitivinicolo abruzzese. A fare la differenza rispetto agli ultimi anni e in particolare al 2014, sono state una primavera particolarmente piovosa e un’estate asciutta e con alte temperature che, assieme alla scarsità di pioggia nei mesi di luglio, agosto e settembre, hanno contribuito in modo significativo ad accelerare la maturazione delle uve, a ridurre i trattamenti fitosanitari e ad ottenere uve sane, prive da qualsiasi attacco fungino, come non si vedeva ormai da diversi anni.

Una vendemmia dunque che già dai primi giorni di raccolta delle uve, si è presentata come particolarmente fa­vo­revole. Proprio nel giorno di San Martino, tradizionalmente dedicato all’assaggio del vino novello, abbiamo voluto dare voce a chi, da 10 anni si occupa di una delle più prestigiose aziende di produzione vinicola d’Abruzzo: Tonino Ver­­na (nella foto), presidente della Cantina Tollo.

Tonino Verna - cantina Tollo
Tonino Verna presidente della cantina Tollo

Meglio fare il medico o il presidente di una cantina vinicola?

“Diciamo che ho scelto due attività che, in questo periodo, stanno vivendo delle difficoltà. La medicina perché ha problemi di copertura dei costi e perché c’è in atto una trasformazione dalla sanità da servizio per il cittadino ad azienda che non deve fare utili ma almeno chiudere in pareggio. In tutto questo c’è da tutelare la salute dei cittadini che non può essere ridotta a un concetto di logica aziendale. L’agricol­tu­ra ha difficoltà simili in quanto si sta procedendo agli abbattimenti degli orti e dei campanili (cioè del mercato domestico) che oggi non è più l’Abruzzo o l’Italia ma l’Unione europea all’interno della quale, il mercato del vino genera grande interesse e le aziende che si affacciano in questo settore, sono delle multinazionali con costi di produzione molto più elevati di quelle che possono essere le realtà vinicole e agro-alimentari abruzzesi. Nella nostra specificità territoriale, inoltre, non è praticabile quel processo di meccanizzazione in atto in altri paesi europei perché dai nostri terreni la qualità è la vera essenza del prodotto che, lavorato in modo di­verso, produrrebbe la massificazione del gusto e del­la produzione. Come mai da medico mi occupo di vi­no? Innanzitutto perché so­no le mie due grandi passioni, inoltre perché la mia storia e quella della Canti­na Tollo, è prima di tutto una storia sociale e poi economica-finanziaria. La Cantina Tollo nacque negli anni 60 quando, la maggior parte dei giovani abruzzesi o emigravano o dovevano inventarsi qualcosa perché la produzione agricola era alla mercè del mercato. Fu al­lora che due illustri concittadini decisero di realizzare una cooperativa attraverso la quale mio padre, piccolo proprietario terriero (possedeva 5 ettari di terreno), ha mantenuto i suoi figli qui, a Tollo. Mi sono quindi appassionato a questo mondo grazie alla cooperativa che diede una prospettiva di vita, un futuro, a quei ragazzi che pensavano di lasciare l’Abruz­zo e l’Italia”.

Una sua opinione in quanto medico: bere vino, fa bene?

“Sicuramente sì. Come per tutti i prodotti alimentari e le bevande, assunte nella giusta misura fa be­ne. Si parla tanto oggi di vini rossi migliori dei bianchi e viceversa, io dico che entrambi fanno bene e la storia che i bianchi sono causa di cefalee è tutta le­gata al passato in quanto oggi i processi di vinificazione sono talmente avanzati, che si va davvero un uso ridottissimo di sostanze chimiche; si è ritornati a percorsi fisici e a grandi impegni finanziari in tecnologia”.

Donne e vino: un rapporto che cresce.

“Sì, in effetti nel consumo di alcolici, si riscontra un notevole interesse del mondo femminile e non solo nel bere ma anche nel­la gestione di attività vinicole: sono tante le aziende guidate da donne attente e affascinate dal confronto sul mercato, dalle mode e dalla produzione. Si è passati infatti dal periodo in cui andava parecchio il no­vello, che oggi sembra un po’ ridimensionato, ai vini a basso tasso alcolico e ai fini frizzanti. In realtà, la ve­ra scommessa di tutti noi viticoltori abruzzesi, sono le bollicine, lo spumante.. E in questa nuova sfida sia­mo già avvantaggiati perché abbiamo a disposizione vigneti autoctoni che ben si adattano alla spumantizzazione come il Pe­corino, la Passerina ma il no­bel va alla Cococciola, un grande vino che non tema il confronto con il prosecco e, soprattutto, con i francesi”.

Bianco, rosso o rosato. Quale la scelta degli abruzzesi?

“Iniziamo con il dire che ogni regione ha una sua peculiarità. L’Abruzzo, fi­no a qualche fa, non era propriamente terra di vini bianchi, disponevamo solo del Trebbiano ma, con i nuovi vitigni di Pecorino, Passerina e Cococciola, ci stiamo confrontando molto bene con le regioni più forti come il Friuli Venezia Giulia e il Trentino Alto Adige. Passi avanti in una doppia direzione: da un la­to un acculturamento delle aziende alle origini in tema cioè di impiantamento, coltivazione e raccolta delle uve e, dall’altro, un grande investimento finanziario verso la conservazione dell­­e uve bianche attraverso la riduzione dei prodotti chimici e l’ampliamento dell’uso della fisica. Il Mon­­tepulciano resta co­munque uno dei più grandi vitigni d’Italia e il Consor­zio dei vini d’Abruzzo è il secondo per grande del no­stro paese con una produzione di un milione e mez­zo di ettolitri di vino Doc di cui, 800mila di Montepul­ciano”.

La sua annata migliore in questi 10 anni di presidenza alla Cantina Tollo?

“Innanzitutto bisogna distinguere tra due tipi di annate: quelle riferite al prodotto e quelle legate al mercato. Per quanto concerne il primo, il vino attu­ale si avvicina parecchio ad altre due annate importanti per la grande qualità delle uve che genera un prodotto sano. Per quanto riguardo il mercato, da al­cuni anni si vivono delle problematiche anche a cau­­sa della competizione con la Spagna dove i costi di produzione sono del 40% più bassi dei nostri e dove la meccanizzazione domina a differenza dell’A­bruzzo. Poi c’è la questione morale relativa alle singole aziende, ai marchi e, sotto questo punto di vista, possiamo certamente fare di più: come amministratori di cooperative e proprietari di aziende, non possiamo non essere che noi i protagonisti della valorizzazione dei nostri prodotti. Dob­biamo quindi ripensarci e fare uscire il Montepulcia­no dalle cantine a un prezzo non inferiore a 1,50 eu­ro perché significherebbe non credere alla qualità di al va­ore dei nostri vini”.

Per chiudere questa piacevole chiacchierata, ci racconta un aneddoto dei tanti vissuti in questo de­cennale?

“Sicuramente il momento più emozionante è del 2010 quando abbiamo fatto una meravigliosa festa per i 50 anni dell’azienda. Un mo­mento molto importante du­rante il quale abbiamo creato il ‘Vigneto del socio’ cioè piantato mille viti ogn­uno con il nome di un so­cio. Una festa che mi ha re­galato tante emozioni per un appassionato come me, presidente da 10 anni della Cantina, carica per la quale non ha mai percepito stipendio ma alla quale de­dico ogni momento libero della mia vita”.


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