Presentato il libro “Don” sulla la ‘ndrangheta


presentazione libro "Don"

E’ stato presentato in sala consiliare il libro del giornalista Saverio occhiuto, Don, la ndrangheta mai raccontata, di Paolo De Siena editore, con prefazione di Francesco La Licata, presente al dibattito svoltosi questo pomeriggio, al quale ha preso parte anche Maria Falcone, sorella del magistrato palermitano ucciso dalla mafia nella strage di Capaci nel 1992.

All’incontro hanno preso parte anche Nicola Trifuoggi, ex capo della Procura della Repubblica di Pescara, nonché vice sindaco de L’Aquila; il sindaco, Marco Alessandrini; il presidente del consiglio comunale, Antonio Blasioli; ha moderato gli interventi il giornalista Claudio Valente.

La riflessione scaturita dall’incontro di quest’oggi si articola più sulla questione tematica che sui fatti di cronaca, come sottolineato dallo stesso La Licata, che pone l’accento su come il lavoro svolto da Occhiuto metta in luce le dinamiche che stanno alla base della diffusione su scala mondiale della ndrangheta; che non è la mafia di cosa nostra e forse proprio per questo lungamente sottovalutata.

“Negli anni ’60 e ’70, qualunque cosa accadeva a Palermo aveva le prime pagine” ha ricordato La Licata, che Palermo la conosce bene: è la sua città. “La Calabria non interessava a nessuno. A parte un paio di servizi di Tv 7 e di Biagi e Augias, era come se non esistesse”. Questa non considerazione delle vicende calabresi, secondo l’analisi di La Licata che riprende i contenuti espressi da Occhiuto nel suo lavoro, avrebbe fatto comodo a quella parte dello Stato che individuava nella ndrangheta un “ammortizzatore sociale”.

“Ad una parte dello Stato ha sempre fatto comodo quella criminalità che ‘aiuta’ gli strati più bassi della popolazione”, ha affermato Maria Falcone, che ha inoltre sottolineato quanto sosteneva il magistrato Giovanni Falcone “Da Roma in giù la mafia ha i propri luoghi di dominio, ma i veri affari li fa al nord”.

In buona sostanza, ci si è chiesti “Se la politica avesse tolto la mafia al sud, senz’avere nulla in cambio da dare, sarebbe aumentato il rischio di disordini sociali?” Più che la risposta, fa riflettere la domanda. “Non c’è mai stata una reale volontà di sradicamento del fenomeno”, ha rilevato Trifuoggi, che ha anche fatto un breve cenno alla vicenda della ricostruzione de L’Aquila: “Non sono mai arrivati così tanti soldi e ne arriveranno ancora degli altri: dato che non esiste una legge che impedisce di cedere i contratti d’appalto, ci troviamo di fronte ad un grosso rischio d’infiltrazioni mafiose”.

L’organizzazione mafiosa più capillarmente diffusa nel mondo è la ndrangheta proprio grazie al suo essere “silente”; al suo muoversi ed affiliarsi senza i “clamori” di cosa nostra; non solo, ma anche l’elemento della comunicazione è stato un aspetto fondamentale per la realizzazione di questa rete organizzativa: l’uso rigoroso del dialetto, spesso usato come vero e proprio codice; il linguaggio degli sguardi e della comunicazione visiva; che comunque non ha niente a che vedere con l’icona del losco figuro ignorante, con la coppola e la rivoltella, anzi; “La ndrangheta ha al proprio servizio i maggiori esperti di finanza al mondo”, ha affermato Occhiuto.

Trifuoggi l’ha così sintetizzata “La ndrangheta è l’unica organizzazione criminale al mondo capace di comprare droga senza soldi: basta la parola data”.