Via alla “sheepstorm” contro Cannavacciuolo


Arrosticini

Non accenna a placarsi la sheepstorm che ha assalito il gigante degli chef, Antonino Cannavacciuolo. Sul web imperversa nell’ultima infelice settimana una vera e propria “tempesta della pecora”, a causa dell’ormai tristemente noto “crimine culinario” di cui è imputato l’amatissimo chef. Durante l’ultima puntata di Masterchef Italia andata in onda Cannavacciuolo si è macchiato di quello che agli occhi di un abruzzese è un vero e proprio sacrilegio: durante la prova dedicata allo street food oltre ad aver omesso la provenienza dei rostelli li ha addirittura chiamati “spiedini napoletani”. È subito scattata la polemica sui social e la pagina satirica “Abbruzzo di Morris” ha lanciato su Facebook, come già accadde con l’attacco informatico con l’hashtag #freebirkir alla pagina della nazionale calcistica Islandese colpevole di aver sottratto al Pescara Bjarnasson, una vera e propria #sheepstorm. Il risultato sono una serie di post spassosissimi sulle pagine social dello chef.

Antonino Cannavacciuolo
Antonino Cannavacciuolo

Pur se le varie scuole di pensiero attribuiscono la paternità a varie aree del territorio abruzzese, dal comprensorio pescarese a quello teramano al chietino, il risultato non cambia: toccare i “rostelli”, cibo cult per gli abruzzesi, espone a rischi seri per l’incolumità mediatica di colui che osa profanarne le origini.


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