Il re del ring ha detto addio


Mohammed Alì

di Lino Manocchia

Il Re del mondo guantato, la leggenda, del pugilato, attorniato dai  nove figli di otto mogli, giunti nella calda Arizona, si è tolto i guantoni e ha detto addio al suo pubblico, per compiere un lungo viaggio verso l’Azzurro.

Con voce soffocata da un implacabile male che ha colpito il sistema respiratorio ha suggerito che “sarò felice se anche voi stenderete al canavaccio gli avversari che incontrerete nella vita”.
La icona si chiamava Cassius Marcellus Clay, nome che odiava  e che aveva inciso  nella pietra perché, “quello, era un nome da schiavo ,mentre il suo carisma  lo impegnava nella lotta per i diritti civili”.
“Io non l’ho scelto,”  – disse – e non lo voglio”, Poi gli eventi bellici, politici e lo sport, lo portarono a cambiare casato.
Una storia lunga,questa, che sa di fiaba, qualche volta curiosa, più delle  volte avvincente.
La sua vera carriera ebbe inizio alle Olimpiadi di Roma con la conquista della medaglia olimpionica  del 1960, seguita da un interminabile treno,
spinto dalla forza,coraggio e  decisione sui palcoscenici guantati più celebri dello sport. Ben presto si notò che la giovane Alisa ereditava rapidamente gli “jeni” del famoso genitore che sembrava fosse giunto dal settimo cielo per esultare alle vittorie della magnifica fanciulla.

Alì con la figlia
Alì con la figlia

La storia della vita di Marcellus iniziò a marciare velocemente verso l’apoteosi mondiale quando, nella magnifica tenuta alpestre di Dear Lake,nel 1977, nacque Alisa. Il cielo si aprì al grande genitore che subito dichiarò: “Un giorno diverrà campionessa dei leggeri” e la splendida fanciulla in breve ottenne trionfi, medaglie ed anche il marito: Curtis Comway, eroe del football americano.
Memorabili i discorsi, le dichiarazioni e diktat emessi dal loquace campione durante la sua strabiliante carriera che la stampa mondiale, semicredente riportava, consenziente, per onor di pace o per i numerosi K.O. che gli stessi avversari hanno definito distruttivi.
In occasione di una serata sportiva, organizzata dal Boxe Ring di Roma, ricordiamo, vi fu grande movimento.
Il cronista, tra l’altro,  chiese al  king:

Campione, vuoi descrivermi Alì con tre aggettivi?
Compassionato, onesto, pronto a difendere la verità. Si questa è la verità, ma lei qualche volta ha scritto qualcosa di diverso nei miei riguardi,
e  non è giusto.
Vorresti punirmi? 
Il campione  si avvicinò, strinse i pugni e con un gesto divertito fece  finta di colpirmi con la sua arma preferita, il destro al mento (foto Adriano Manocchia).
Hai mai avuto paura sul ring?
Non ricordo quella parola ed il momento. Quando si indossano i guantoni ci si sente giganti ed i colpi vengono più duri.

Purtroppo la battaglia contro il  morbo Parkinson  dal 2014 alla sua morte, non fu troppo gloriosa per il suo accanimento sul fisico del campione, scandendo  sempre piu negli ultimi mesi.
Il mondo saluta il re della noble art,la leggenda del boxing che, a sua volta, arricchisce la schiera di coraggiosi.
A noi non resta che dire con convinzione: gloria allo sport  che esalta il coraggio ed i suoi partecipanti. Non addio Ali’, ma arrivederci, quel giorno in cui ci stringeremo di nuovo  la mano.