Che fine ha fatto il Parco regionale Sirente Velino?


Parco regionale Sirente Velino

L’Idv chiede alla Giunta regionale di riportare in vita il Parco del Sirente-Velino nell’ambito della Regione verde d’Europa.

Lo sforzo politico-amministrativo che sta sviluppando la Giunta regionale ed il suo presidente, Luciano D’Alfonso, per rilanciare lo sviluppo economico e la modernizzazione dell’Abruzzo deve prevedere anche un impegno più incisivo nelle politiche di valorizzazione del patrimonio naturalistico e, in particolare, del Parco Sirente-Velino.
Un ambiente ancora incontaminato, quello montano e quello marino, ricco di beni culturali e naturalistici, in parte organizzato e strutturato in Parchi, come quello della costa teatina, che deve partire senza più indugi o come quello del Sirente-Velino, che deve essere rilanciato con decisione.
costituisce una risorsa unica e straordinaria a cui attingere per produrre crescita economica e posti di lavoro duraturo e sicuro. D’altra parte, l’Abruzzo scelse di diventare “ Regione verde d’Europa” proprio per significare la sua identità territoriale e la sua vocazione turistica ed ambientale.
L’istituzione del Parco regionale Sirente-Velino, da parte del Consiglio regionale nel lontano 1989, fu una scommessa vintaper volontà delle comunità locali prima che della politica, delle Istituzioni locali e delle Associazioni ambientaliste.

Infatti, le popolazioni locali di territori, marginali ed abbandonati, decisero il loro percorso di sviluppo economico puntando sul binomio tutela dell’ambiente e valorizzazione delle risorse del territorio per generale un’economia ecocompatibile. L’Ente Regione sposò questa decisione e sostenne la nascita del primo Parco regionale in un clima di fiducia in un nuovo modello di sviluppo. Il tempo, purtroppo, ha dimostrato i limiti gestionali e la mancanza di visione di una classe dirigente, che ha vanificato un Grande Progetto di tutela attiva di un vasto territorio, riducendo il Parco ad un luogo di beghe politiche e di spartizioni di ruoli e rinunciando all’ambiziosa missione di fare sviluppo facendo leva solo sulle proprie potenzialità. Le gestioni commissariali si sono susseguite, i contrasti sull’indirizzo di politica ambientale sono aumentati e la Regione sembra assecondare la lenta agonia di un Parco, che invece dovrebbe essere il faro luminoso e lo strumento principe di una visione lungimirante di politica ambientale, attiva e positiva, ma anche qualificante dell’azione dell’attuale Governo regionale, che vuole fare e fare bene, e non limitarsi a vivacchiare.  Invito, pertanto, l’Assessore Donato Di Matteo ed il Presidente, Luciano D’Alfonso, a prendere di petto il problema ed a superare tatticismi e municipalismi, ripristinando una legittima ed autorevole guida del Parco, capace di rilanciare l’ambizioso progetto originario di tutela e di sviluppo insieme, in coerenza con la linea programmatica di un governo regionale progressista.