Una panchina rossa all’Aquila per ricordare le donne vittime di violenza


La panchina rossa

Una panchina rossa nel mezzo della Villa comunale dell’Aquila con la scritta “Guardate hanno di nuovo decapitato le stelle e insanguinato il cielo, come un mattatoio”.

Anche così la città celebra la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Voluta dal Rotary club aquilano in collaborazione con il Comune dell’Aquila e realizzata dalle studentesse dell’Accademia di Belle Arti Michela Del Conte e Francesca Racano che hanno voluto usare il colore simbolo di questa giornata ed una frase del grande scrittore Victor Majakovskij. Questa panchina resterà lì a ricordare a tutti, uomini donne, che la violenza non è mai una soluzione e che ancora troppe donne anziane, giovani, adolescenti o bambini subiscono la violenza degli uomini delle loro vite.

Una donna su tre nel mondo, infatti, subisce nel corso della propria vita una qualche forma di violenza soprattutto fra le mura domestiche da parte di mariti o compagni (30%) e che è di tipo fisica o sessuale. E a livello globale, ben il 38% dei femminicidi sono commessi dal partner. In Italia poi, nell’ultimo decennio, le donne uccise sono state 1.740: 1.251 (il 71,9%) in famiglia, e 846 di queste (il 67,6%) all’interno della coppia; 224 (il 26,5%) per mano di un ex. Lo studio Eures, l’Istituto di ricerche economiche e sociali che da anni dedica al fenomeno un Osservatorio, racconta di una vera e propria strage.

Una strage che si è ripetuta anche nel 2016 – e l’anno non si è ancora concluso – sono 116 le donne uccise da mariti, fidanzati, compagni o altri familiari: il 53,4% dei femminicidi al nord (62 donne uccise) e il 75,9% in ambito familiare. Anche quest’anno, la famiglia (con 88 donne uccise, pari al 75,9% del totale), si è confermata come il principale contesto dei femminicidi. Stando ai dati forniti dall’Istituto di ricerche economiche, nel periodo 2005-2015 gli omicidi avvenuti nell’ambito di una coppia hanno avuto nel 40,9% dei casi un movente passionale, seppure il termine sia assolutamente inadatto, e nel 21,6% sono stati originati da liti o dissapori.

Le armi più utilizzate per uccidere sono state quelle da taglio (32,5%) e da fuoco (30,1%) mentre nel 12,2% dei casi i killer hanno fatto uso di “armi improprie”, il 9% ha strangolato la vittima e il 5,6% l’ha soffocata. Nel 16,7% dei casi, il femminicidio è stato preceduto da “violenze note”, l’8,7% delle quali denunciate alle forze dell’ordine.