Voucher, ridimensionamento in tre ipotesi


Voucher addio, verso l'abrogazione totale

I voucher, buoni lavoro utilizzati per il pagamento delle prestazioni lavorative accessorie, sono da tempo al centro di un acceso dibattito e in procinto di ridimensionamento secondo tre ipotesi.

Arriva in Commissione Lavoro alla Camera la proposta di legge che tenta di regolamentare il lavoro occasionale la cui retribuzione si basa sull’utilizzo dei voucher. Il governo, per concretizzarne un importante ridimensionamento, sta valutando tre opzioni anche per evitare il referendum proposto dalla Cgil allo scopo di eliminarli, essendo diventati una forma di precariato eccessiva:

1) Limitarne l’uso alle famiglie e alle imprese che non hanno dipendenti (es. artigiani, ecc.). Proposta sostenuta anche dal Ministro del Lavoro Poletti, lasciandoli tendenzialmente per le famiglie e per i piccoli lavori.

2) Ridurne fortemente l’uso ma allentare i vincoli del lavoro a chiamata, estendendolo a tutte le fasce di età e abolendo il divieto per i lavoratori di età compresa tra i 25 anni e i 50 anni. Abbattere questo vincolo potrebbe essere quel compromesso che eviterebbe gli abusi dei voucher, trattandosi di un contratto di lavoro normale ma con la caratteristica della precarietà che avrà quindi costi più alti per le imprese ma anche un migliore impatto sul reddito del lavoratore.

3) Il ritorno alla Legge Biagi, come prevede la proposta di legge avanzata nel febbraio 2016 da Cesare Damiano, presidente Pd della commissione Lavoro, e Patrizia Maestri, relatrice Pd del testo unificato. Tale proposta prevede l’uso dei voucher per il lavoro occasionale solo per le famiglie nel pagare lavori domestici come giardinaggio e babysitting, eseguiti da persone senza un’occupazione.

Relativamente alle imprese, si dovrà valutare se escluderle del tutto o lasciare la possibilità a quelle individuali o al massimo con un dipendente.

I voucher, inoltre, potranno essere utilizzati in agricoltura esclusivamente per pagare pensionati e studenti e dalla pubblica amministrazione solo per la gestione di manifestazioni caritatevoli o eventi di emergenza.