L’ateneo d’Annunzio ha violato il Codice in materia di protezione dei dati personali quando ha pubblicato la lista dei 113 dipendenti che avrebbero percepito in passato somme che non sarebbero state dovute.
Lo ha sancito l’autorità garante per la privacy cui si erano rivolti alcuni dei dipendenti che hanno visto il loro nome sulla lista resa nota a ottobre scorso per volontà dei direttore generale Filippo Del Vecchio. Il dg aveva fatto partire prima una serie di mail a tutti i dipendenti dell’ateneo (750 docenti e 340 tra tecnici e amministrativi) con un documento intitolato Analisi di utilizzo del fondo accessorio 2001-2013 e poi aveva fatto pubblicare sul sito istituzionale un documento simile intitolato Il fondo accessorio di ateneo, altri fondi e il loro utilizzo. Si rendevano noti così sia i nomi che i compensi percepiti dai 113 tecnici e amministrativi. Molti si sentirono diffamati.
Partirono oltre 50 querele contro il dg e anche un esposto al Garante per la privacy, che ha dato ragione al personale e ha vietato alla d’Annunzio di utilizzare le stesse modalità comunicative adottate in passato, nonché “l’ulteriore diffusione in internet, mediante il proprio sito web istituzionale, dei dati personali sopraindicati”. L’autorità ha prescritto anche di “conformare la pubblicazione di atti e documenti in internet alle disposizioni contenute nel Codice in materia di protezione dei dati personali”.
Infine il Garante ha chiesto di dare comunicazione, entro 60 giorni dalla ricezione del provvedimento, “delle misure adottate per conformarsi alle prescrizioni impartite. Il mancato riscontro – viene rimarcato – è punito con sanzioni am-ministrative”. E non è finita qui, perché il Garante si sta interessando di altri due temi scottanti che riguardano l’istallazione delle odiate telecamere e il nuovo, altrettanto inviso, regolamento web.




