Gli Alpini a L’Aquila: una settimana di gioia


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Gioia, allegria, casino, divertimento, voglia di stare insieme, voglia di ritrovarsi. L’Adunata degli alpini a L’’Aquila è stato tutto questo ma anche e soprattutto la capacità per gli aquilani di sentirsi ancora una comunità.

Una sensazione bellissima per chi da sei anni vive vite recuperate nei Map, nei progetto Case, nei Musp e sperduti in un territorio quadruplicato per spazio e tempo. Così ritrovarsi in questo afflato collettivo per tre giorni intensissimi di eventi, durante i quali il sorriso, la gentilezza e la capacità di dialogare con l’altro solo con lo sguardo che è tipica degli alpini è stata di ognuno di noi; risentire l’allegria rimbombare per le strade, tutte, dell’Aquila e dintorni in ogni momento della giornata, è stata una sensazione impagabile. Che ridà speranza per un futuro possibile anche in questa città.

Una grande festa quella annuale delle penne nere che nella città ferita dal sisma del 2009 si è colorata di tante emozioni in più: la riconoscenza perché tutti i cittadini si sono stretti intorno agli alpini per ringraziarli dell’aiuto dato senza risparmio subito dopo il 6 aprile, per ricambiare il dono ricevuto, la commozione per il ricordo che in molti si è trasformata in lacrime nel ricordare quei giorni tragici, ma sono state, come ha scritto il collega Giustino Parisse su “Il Centro”, lacrime finalmente di gioia, dopo sei anni. Grazie alpini anche per questo, in molti di noi la vostra vitalità contagiosa ci ha restituito al capacità di piangere di gioia.

Per questo gli aquilani li hanno accolti come fratelli in una settimana intera in cui le penne nere si vedevano spuntare ovunque e ovunque con simpatia, con una parola cordiale, con un offerta di aiuto per qualsiasi cosa, con l’offerta di un bicchiere di vino  o di birra immancabile. E gli aquilani, ne sono sicura, hanno dato molto a circa 350mila alpini che si sono dati appuntamento nel cuore della città ferita; ce lo hanno detto in molti l’Adunata a L’Aquila ha avuto qualcosa di speciale, di altamente simbolico “non potevamo mancare, non potevamo non venire a rendere omaggio a questo territorio e ai suoi cittadini che tanto ci sono rimasti nel cuore” questo ci hanno risposto quasi tutti.

Allora l’80esima Adunata nazionale degli alpini è stato un momento veramente speciale, diverso da tutti gli altri per i ricordi o il ricordo che ognuno si è portato nel cuore nel momento in cui viveva questo evento.

L’invasione pacifica di tanta umanità era stata vista con scetticismo da molti per i problemi evidenti che una non città come L’Aquila poteva far emergere, invece tutto si è svolto senza incidenti o emergenza particolari che avrebbero rischiato di peggiorare la già precaria situazione che si vive; tutti i disagi, da una parte e dall’altra, sono stata affrontati, sopportati e risolti con grand energia, senza lamentarsi, senza polemiche; chi non ha voluto vivere questa festa è andato via ma pensando in ogni momento a quanto accadeva in città.

Per questo quello che abbiamo vissuto è stato qualcosa di straordinario e di irripetibile per ognuno di noi e per ogni alpino che è arrivato all’Aquila. Giorni straordinari ho scritto su facebook per le immagini che porteremo sempre nel cuore, per la gioia riprovata e che pensavamo di non poter più esprimere, per l’abbraccio sincero e caldo ricevuto e contraccambiato.

La sfida è stata vinta L’Aquila ce l’ha fatta e ora è più viva che mai. Pronta di nuovo a spiegare le sue ali, ora tocca a noi aquilani non tarpargliele di nuovo. E’ stato questo l’insegnamento più bello che gli alpini ci hanno lasciato.


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