Stampa 3D: la rivoluzione tridimensionale


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Che negli Stati Uniti co­struire case e dentiere con una stampante 3D fosse cosa all’ordine del giorno, lo aveva urlato Beppe Gril­lo in uno dei suoi storici comizi. Poi, tra smentite e conferme, si è capito che in fondo un po’ è vero. E se non lo è ancora del tutto, presto lo sarà.

Intanto sul mercato c’è già molto, for­se anche troppo. Una stampante 3D può produrre praticamente tut­to: pistole, razzi, arti, conchiglie, palle di natale e vio­lini stradivarius. Il macchinario può essere progettato per funzionare con “cartucce” di ogni materiale: plastica, legno, cioccolata, glassa di zucchero, metalli, cemento, argilla, cellule, polimeri organici che simulano i tessuti del corpo umano.

La stampa in 3D consente di ottenere un oggetto finito partendo da un disegno tridimensionale, sulla base di un progetto digitale realizzato al computer; i dati vengono poi trasmessi alla stampante, che tira fuori il mo­dello 3D preciso al millimetro. Più o meno come ac­cade nel processo di stampa dei documenti, una sorta di testina collegata alla cartuccia “emette” il materiale prescelto ma, invece di lavorare sulle due dimensioni del foglio comune, si muove lungo tre assi, sovrapponendo i diversi strati necessari a comporre l’oggetto progettato. Più sottile è lo strato, più alta sarà la definizione.

La stampa in 3D si sta dif­fondendo in ambito industriale: le aziende realizzano, a costi contenuti, prototipi di prodotti futuri, in mo­do da testarne la validità prima di produrli in se­rie e immetterli sul mercato. In campo biomedico l’utilizzo è già piuttosto avanzato, non solo per cre­are modelli, ma anche per realizzare parti finite da impiantare direttamente sul paziente. L’università di Nottin­gham ha creato una mano dall’aspetto robotico per di­mostrare come sia possibile stampare in 3D anche strutture complesse con giunture mobili e sensori.

Negli Stati Uniti è stato ef­fettuato un trapianto di cra­nio usando una protesi stampata in 3D che copre il 75% della superficie cranica. Le applicazioni in cam­po sanitario sono praticamente infinite, dalla spina dorsale all’orecchio bionico. Anche gli animali possono giovarsene: sempre negli Usa, ad un’aquila cui lo sparo di un bracconiere aveva asportato il becco, ne è stato impiantato uno stampato su misura per lei. Beauty, l’aquila, senza non sarebbe sopravvissuta, mentre ora se ne va a caccia tutta fiera del suo becco nuovo. Per non parlare del paperotto Buttercup: grazie a un progetto di Mike Garey del Feathered An­gels World Sanctuary, ha ricevuto una protesi per sostituire la zampa sinistra danneggiata. Buttercup è diventato una star con 18 mila fan sulla pagina Face­book.

Paperotto Buttercup
Paperotto Buttercup

Le tecniche della stampa 3D, chiamata manifattura additiva perché gli oggetti vengono costruiti strato do­po strato, sono state usate anche in Bahrein, per ricreare parti della barriera corallina andate distrutte. Non c’è limite alla fantasia, come dimostra anche l’opera di un’artista giapponese, Aki Inomata, che ha stampato gusci per crostacei ispirati a luoghi celebri: si spera gliene sia gra­to il paguro che si porta sul groppone una sontuosa ca­setta a forma di Empire State Building. Pare proprio che la stampa in 3D sia destinata a cambiare il mondo, o forse lo ha già cambiato.

La chiamano nuova rivoluzione industriale, ma virtuosa, perché invece di costruire tanti macchinari diversi per produrre i pezzi di un unico oggetto, abbiamo una sola macchina in grado di creare infiniti oggetti diversi. Naturalmente, come ogni rivoluzione industriale, qualcuno ci rimetterà: an­cora una volta, grazie alle macchine, saranno sempre di meno gli esseri umani necessari al lavoro. Non è una bella notizia, ed è compensata solo in parte dalle pur preziose applicazioni in campo medico. Come i feti in 3D, ottenuti attraverso risonanze magnetiche e tomografie, che aiutano il progresso scientifico.

Poi c’è l’aspetto ludico – pensiamo ai giocattoli – e anche vanitoso: quanti di noi potranno resistere alla tentazione di stamparsi un mini-me? Basta scannerizzare il proprio corpo con l’apposito aggeggio e il gioco è fatto. Una volta c’e­rano i soldatini di piombo, evidentemente oggi siamo così edonistici da volerci riprodurre tali e quali, sen­za manco un Photoshop a cancellare i difetti. Conten­ti noi…

Miniatura personalizzata stampata in 3D
Miniatura personalizzata stampata in 3D