Il baratto amministrativo


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Nella vita tutto ha un prezzo. Ma se non lo puoi pagare, non aspettarti che qualcuno ti regali qualcosa. Una soluzione però si trova sempre, o quasi. C’e­ra una volta il baratto, e c’è ancora, solo che qui non parliamo di oggetti, alimenti, case o automobili, tutte cose ormai facilmente scambiabili anche grazie alla diffusione di in­ternet.

La novità invece si chiama baratto amministrativo e consente al cittadino indebitato con la pubblica amministrazione di fare fronte all’impegno pre­stando la propria mano d’opera.

Per la verità proprio prestare non è, visto che il tempo e la fatica non verranno restituiti, però un compenso c’è: l’estinzione del debito. D’accordo, for­se assomiglia troppo a una sorta di schiavitù legalizzata, ma è anche vero che con i tempi che corrono so­no in molti ad averci fatto un pensierino, e altri l’han­no già mes­so in pratica.

In altre parole, si tratta di scambiare la propria mano d’opera con l’assol­vimento di alcuni oneri fi­scali, mettendosi a disposizione del Comune di ap­partenenza per svolgere la­vori socialmente utili. Il provvedimento è stato in­trodotto lo scorso novembre dal decreto Sblocca Italia ed è già stato adottato da diversi Comuni, an­che in Abruzzo.

I lavori possono riguardare la pulizia, l’abbellimento e la ma­nutenzione di aree verdi, piazze e strade. Oppure si può essere destinati al re­cupero di aree e beni im­mobili inutilizzati. Come si dice, una mano lava l’altra, ma insieme possono lavare strade e coscienza civica. Per i Comuni il baratto amministrativo può rappresentare un’opportunità interessante, visto che le municipalità sono sempre più a secco di risorse.

Nel­lo stesso tempo, può tornare utile a quei cittadini che, pur avendo difficoltà a far quadrare i conti, preferiscano comunque mettersi in regola con il fisco. Pur­troppo il rovescio della me­daglia sta nel fatto che ad avere tempo a disposizione e debiti insoluti spesso so­no persone disoccupate o che hanno perso il lavoro, alle quali l’idea di lavorare “per niente” potrebbe an­che non piacere. Ma visto che il baratto amministrativo non è un obbligo ma una scelta di entrambe le parti, resta un’idea da considerare.

Le tasse dovute dal singolo vengono trasformate in ore da dedicare ad interventi per la collettività, con il beneplacito della legge.

A stabilirlo sono le “mi­sure di agevolazione della partecipazione delle comunità locali in materia di tu­tela e valorizzazione del territorio”, in particolare l’art. 24 della legge numero 164 del 2014, che così recita: “I Comuni possono definire con apposita delibera i criteri e le condizioni per la realizzazione di interventi su progetti presentati da cittadini singoli o associati, purché individuati in relazione al territorio da ri­qualificare. Gli interventi possono riguardare la pulizia, la manutenzione, l’abbellimento di aree verdi, piazze, strade ovvero interventi di decoro ur­bano, di recupero e riuso, con finalità di interesse ge­nerale, di aree e beni im­mobili inutilizzati, e in ge­nere la valorizzazione di una limitata zona del territorio urbano o extraurbano”. Tocca poi a ciascun Comune, in base al tipo di intervento richiesto, decidere se ridurre del tutto o in parte l’esposizione fiscale del cittadino collaborante. Anche alcune municipalità abruzzesi stanno studiando la possibilità di fare proprio il sistema del ba­ratto amministrativo. Nella provincia di Chieti, a Va­sto, l’adozione è già stata proposta da alcuni consiglieri comunali sin dal me­se di marzo.

“E’ una forma innovativa di aiuto per chi non può pa­­­gare i tributi locali – spiegano i proponenti dell’intergruppo Vasto 2016 – Il funzionamento è semplice: nel caso in cui il cittadino dimostri di avere evidenti difficoltà economiche nel pagamento dell’Imu, della Tasi e della Tari, può chiedere di ‘barattare’ il suo debito con il Comune prestando la propria attività lavorativa per la cura del decoro della città”.

Angelo Radica

I consiglieri accusano la maggioranza di centrosinistra di “tergiversare”, mentre a Tollo l’iter è già in fase avanzata. “Il nostro paese – afferma il sindaco di Tollo, Angelo Radica (nella foto) – ha 12 contrade e quasi 15 chilometri quadrati di territorio da ripulire e tenere in ordine. Il baratto amministrativo ci consentirà di ov­viare ai problemi legati alla carenza di personale. Secondo quanto approveremo, i residenti maggiorenni con indicatore Isee non superiore a 8.500 eu­ro con tributi comunali non pagati possono essere am­messi a questa misura in­novativa”.

Analoghe proposte sono al vaglio anche in altri Co­muni abruzzesi, come Pe­scara, Or­to­na, Chieti, Giu­lia­nova, tanto per citarne alcuni. Il modello è simile a quello di Invorio, paese nella provincia di Novara, dove il baratto amministrativo è già realtà.

Diverse richieste sono andate a buon fine in quanto rispondenti ai requisiti necessari. Per esempio il progetto pensato su misura per un cittadino che sarà impegnato quattro ore al giorno per due mesi; ogni ora del suo lavoro – pulizia delle strade – equivarrà a 7,5 euro, in to­tale circa 1.200 euro. Se­condo il regolamento adottato dall’amministrazione comunale di Invorio, possono chiedere volontariamente il baratto amministrativo i residenti maggiorenni con indicatore Isee non superiore a 8.500 euro, con tributi comunali non pagati o che abbiano ottenuto contributi come inquilini morosi negli ultimi 3 anni. Dopo tutto c’è chi la­vora gratis e non riesce a pagaci neanche il pane, fi­guriamoci le tasse.