Attenzione ai superbatteri


Antibiotici e superbatteri

I superbatteri sono tra noi: l’abuso di antibiotici ha spianato la strada a ger­mi patogeni multiresistenti. Come maligni terminator, questi signori se ne van­no in giro per il corpo umano seminando terrore.

L’allarme è partito qualche mese fa dall’Inghilterra: secondo il rapporto del Di­partimento britannico per la gestione delle emergenze nazionali, la nuova on­da­ta di batteri resistenti agli antibiotici potrebbe causare molte vittime.

Già ora, in Europa, si stima che 25mila decessi siano causati da batteri re­sistenti ai farmaci. Tra quelli definiti più preoccupanti l’esempio più citato è la klebsiella, un batterio gram-negativo causa di va­rie malattie tra cui la polmonite. Il suo tasso di resistenza alle cure antibiotiche è passato dall’1,4% del 2009 al 28% del 2011.

La causa principale dello sviluppo di nuovi germi multiresistenti è l’uso non ap­propriato degli antibiotici, sia negli uomini che in am­bito veterinario. In Italia i superbatteri sono causa in­diretta di migliaia di decessi, per questo il ministero della Salute Beatrice Lo­ren­zin ha inserito la lotta ai superbatteri tra le priorità del governo; magari l’ambizioso obiettivo la aiu­terà a far digerire le di­scusse azioni di contenimento della spesa sanitaria e a sedare le polemiche per il paventato taglio agli e­sami diagnostici.

Gli epidemiologi raccomandano di non curare con antibatteri comuni infezioni virali co­me influenza e raffreddore, anche dei bambini, e ricordano che tali farmaci van­no riservati solo al trattamento di casi particolari. Eppure alcuni medici finiscono per prescriverli co­me “copertura” e molti pa­zienti li ingoiano senza pensare. Il rischio c’è: la nuova ondata di superbatteri po­trebbe danneggiare le persone con elevata suscettibilità alle infezioni o i pa­zienti ricoverati in terapia intensiva. Gli antibiotici sono medicine indispensabili, ma la chiave della lot­ta alla multiresistenza ri­siede proprio nell’utilizzarli con prudenza.

La ricerca scientifica guarda allo sviluppo di nuovi farmaci ca­paci di combattere i mi­crorganismi resistenti, ma anche di eventuali nuovi antibiotici occorrerà farne un uso responsabile. Sem­pre che ci sia qualche casa farmaceutica che decida di puntarci: le multinazionali del farmaco sono spesso accusate di non investire in questo tipo di ricerca poiché si tratta di medicine poco remunerative rispetto, per esempio, a quelle per alcune malattie croniche.

Assunti per un periodo di tempo limitato che si esaurisce una volta debellata l’infezione, gli antibiotici sarebbero medicinali commercialmente poco ap­petibili. Come dire: più tem­po resti malato, più hai chance di trovare un farmaco innovativo.


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