Gabriele D’Annunzio e le lettere inedite della figlia Renata: presentato il volume


Presentazione-volume-DAnnunzio

Far venire alla luce i tratti della personalità del Vate pescarese, al di là delle opere, è l’obiettivo di Franco Di Tizio, autore del libro Gabriele D’Annunzio e la figlia Renata. Carteggio inedito (1897-1937), Ianieri Edizioni, che raccoglie le lettere, per lo più ricevute, dal poeta da parte della figlia Renata, spesso chiamata con nomignoli affettuosi, quali cicciuzza (dalla madre, Maria Gravina, di origini siciliane) e sirenetta (dal padre Gabriele).

Il volume, presentato al Mediamuseum dal presidente, Dante Marianacci, dall’autore, Franco Di Tizio, nonché dallo studioso dannunziano che ne ha curato la prefazione, Umberto Russo, prova a ricostruire alcune dinamiche del rapporto padre-figlia tra Gabriele D’Annunzio, personalità complessa, e la figlia Renata, unica femmina della prole avuta dal poeta tra moglie e amanti.

Nella fattispecie, Renata era figlia di un’amante: Maria Gravina, proveniente da una famiglia della Sicilia bene, sposata anche lei quando s’innamorò di D’Annunzio, il quale, dopo essere rimasto con lei per 7 anni, la lasciò per la bellissima Eleonora Duse.

Tra le righe delle lettere che Renata scrisse al padre è possibile leggere la fragilità di una ragazza giovanissima che cerca costantemente le attenzioni paterne e, contemporaneamente, la maturità, acquisita prima del tempo e per forza di cose, di una donna che conosce suo padre e che si rende perfettamente conto che lui non potrà mai darle quella costante tenerezza. E’ una parola che Renata usa spesso nelle sue lettere al padre Gabriele: ti bacio con tutta la tenerezza; e poi aggiunge fallo per la tua sirenetta, che fa tanti bei castelli in aria; qui Renata, nella lettera datata 9 aprile 1912, cercava di persuadere il padre ad accettare la cattedra presso l’Università di Bologna, che fino a tre giorni prima era stata di Pascoli. Cosa che ovviamente D’Annunzio non fece; ma Renata era consapevole dei suoi bei castelli in aria.

Piccoli sprazzi del complicato rapporto tra un padre e una figlia, tali da far quasi passare in secondo piano il fatto che questo padre fosse nientepopodimeno che D’Annunzio.

Il reading delle lettere tra Renata e D’Annunzio, su cui è stata incentrata la presentazione del volume, è poi proseguito con un’altra epistola, datata novembre 1915: Renata era innamorata dell’uomo che poi sposerà, con poco entusiasmo da parte del padre; si tratta di Silvio Montanarella, aviatore e ammiraglio; D’Annunzio avrebbe preferito per la figlia un uomo dalle più agiate condizioni economiche, anche perché pare che Renata chiedesse spesso denaro al padre, il quale non le negò mai il proprio sostegno, anche quando lui stesso si trovava in difficoltà.

Mancanza di tenerezza a parte, dalle lettere si evince anche che la questione su cui poggia una buona percentuale delle complicazioni del rapporto tra Renata e Gabriele è proprio di natura economica, tanto da spingere lo stesso D’Annunzio a rifiutare di concedere ospitalità a figlia, genero e numerosa prole, come si evince dalla lettera, questa volta del poeta, datata 6 febbraio 1924; quel che emerge è certamente un’immagine meno edulcorata e più “vera” sia dello strabiliante poeta del Notturno (opera interamente redatta da Renata nel periodo di momentanea cecità di D’Annunzio, intitolata Notturno proprio perché scritta nel ‘buio’ degli occhi), che della tenera Renata.

Il reading delle lettere è stato interpretato dagli allievi del Laboratorio di teatro del Mediamuseum: Angela Centurione; Maya Di Lorenzo e Lorenzo Tarabborrelli.


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