L’interventismo italiano a cent’anni dalla Grande guerra: diventare costruttori di pace


Presentazione evento 'Quando un popolo si scoprì nazione'

Sono trascorsi cento anni dalla prima guerra mondiale e il Comitato storico scientifico per gli anniversari d’interesse nazionale di Palazzo Chigi ha organizzato, in collaborazione col Comune, l’evento “Quando un popolo si scoprì nazione – Conoscere la guerra per amare la pace” che si svolgerà all’Aurum venerdì 27 e sabato 28 novembre.

Una finalità, quella di coltivare l’amore per la pace, che si ripropone anche oggi, alla luce degli eventi verificatisi a Parigi e nella Repubblica del Mali, ma che di fatto può essere la chiave interpretativa per la lettura di molti conflitti, poiché evidenzia i fatti nella loro semplice sostanza: nel caso della Grande guerra, una lettura critica della storia c’insegna che il “conflitto mondiale” non era altro che lo scontro tra Germania e Inghilterra, due colossi dell’industria bellica, intenti ad aggiudicarsi l’egemonia sul mondo.

“E all’epoca, l’Europa era il mondo”, ha sottolineato Franco Marini, presidente del Comitato storico scientifico per gli anniversari d’interesse nazionale, intervenuto questa mattina alla presentazione dell’evento, svoltasi presso la sala giunta del Comune.

Dall’immaginario collettivo che identificava l’Europa come “mondo” si svilupperà poi il cosiddetto “Eurocentrismo”  o Etnocentrismo”: si tratta di un termine usato per la prima volta in antropologia culturale da William Graham Sumner, che da un punto di vista storico si riferiva agli assalti del colonialismo (primi del ‘900, quindi), ma dal punto di vista concettuale indicava quella forma di pensiero dominante che portava una cultura (in genere quella occidentale ed europea) a considerarsi migliore dell’altra e quindi autorizzata a “correggere” l’altra cultura secondo i propri usi, costumi e consumi.

La due giorni prevista all’Aurum sarà incentrata sull’interventismo italiano nella prima guerra mondiale, passando attraverso D’Annunzio, il neutralista Giolitti e quella parte d’intellettuali dell’epoca, i futuristi, rappresentati da Tommaso Marinetti, che propagandavano “la guerra come la sola igiene del mondo”; l’immagine scelta per rappresentare l’evento è infatti proprio il manifesto di Marinetti, inteso non come un inneggiare all’interventismo, bensì come il suo rovesciamento; lo stesso Franco Marini ha affermato: “Conoscere la guerra per amare la pace rappresenta, in qualche modo il lavoro del Comitato che non ha il compito di ‘celebrare’ la guerra, bensì di ampliare e diffondere la conoscenza e la consapevolezza di quanto accadde allora nella convinzione che questo sapere aiuti noi tutti oggi ad evitare che accada ancora”.

Il doppio appuntamento all’Aurum è così articolato:

venerdì 27 novembre, dalle ore 17 alle ore 19:30, al via gli interventi di Marcello Veneziani, giornalista e scrittore; Aldo Mola, direttore del Centro Giovanni Giolitti; Lucio Villari, dall’Università degli Studi Roma Tre; Stefano Zecchi, dall’Università degli studi di Milano; alle ore 21 ci sarà una serata all’insegna di una performance teatrale di Massimiliano Finazzer Flory;

sabato 28 novembre, il convegno che si svolgerà dalle ore  alle ore 13 prevede gli interventi di Dino Cofrancesco, docente dell’Università di Genova; Giordano bruno Guerri, della Fondazione Vittoriale degli italiani; Hervè cavallera, dell’Università del Salento; Eugenio Di Rienzo, de La Sapienza di Roma; il convegno pomeridiano, dalle ore 16:00 alle ore 19:00, prevede gli interventi di Simonetta Bartolini e Giuseppe Parlato, entrambi dell’Università degli Studi internazionali di Roma-Unint; Pietro Frassica, della Princeton University.