Riccardo Ruiu, il pescarese doc dei Dear Jack si racconta


I Dear Jack sul palco dell'Ariston

I Dear Jack sono la band del momento. Dopo la partecipazione al Festival di Sanremo 2016 il gruppo, formato da Lorenzo Cantarini, Francesco Pierozzi, Alessandro Presti, Leiner Riflessi e il pescarese Riccardo Ruiu, è in giro per l’Italia per promuovere “Mezzo Respiro”, il cd pubblicato lo scorso 12 febbraio contenente 8 inediti, 2 cover e 3 brani estratti dall’album precedente. Tra un impegno e l’altro Riccardo Ruiu, batterista, è stato così gentile da farsi intervistare. 

Sei reduce da un evento importante come il Festival di Sanremo. Come hai vissuto quest’esperienza? Quali sentimenti hanno accompagnato la tua partecipazione al festival?

L’anno scorso con paura perché era la prima volta. Quest’anno che è stata la seconda volta consecutiva, di nuovo paura subito prima della nostra esibizione, poi però ho pensato a Leiner che a soli 18 anni saliva su un palco importante come quello dell’Ariston e ho cercato di trasmettergli sicurezza. Essendo il più grande sono un po’ la chioccia del gruppo. Comunque l’ho vissuta con entusiasmo, dopo un anno di concerti acquisti sicurezza, e per tranquillizzarmi ancora di più ho pensato che il palco dell’Ariston è più piccolo di quanto uno possa pensare. Il Festival tra l’altro è stato anche un’occasione di crescita: da amici come Elio e le storie tese, Enrico Ruggeri, gli Stadio c’è da prendere esempio, i veri artisti sono anche umili perché hanno voglia di ascoltare e imparare anche dai più giovani come noi impariamo tanto da loro.

Nella formazione dei Dear Jack c’è stato un cambiamento con l’abbandono del gruppo da parte di Alessio Bernabei e l’ingresso di Leiner Riflessi. Come l’avete vissuto? Vi siete affiatati subito?

Bene, ormai sono quasi 5 mesi. Un cambio drastico era la cosa migliore perché non eravamo più contenti, del resto se c’è un cambiamento è perché qualcosa non sta funzionando, no? Quando Alessio ha lasciato il gruppo ci siamo sempre imposti di non fermarci. All’inizio pensavamo di continuare in quattro, poi abbiamo cambiato idea e abbiamo iniziato a fare provini per trovare un altro cantante. Poi il nostro manager Lorenzo Suraci ci ha mandato un video di Leiner che cantava e ballava “What goes around comes around” di Justin Timberlake. Abbiamo deciso di incontrarlo a Milano in sala prove: ci ha fatto ascoltare “Mezzo Respiro” e abbiamo provato un arrangiamento che poi è quasi come quello che abbiamo portato a Sanremo.
Vedi alla fine anche le cose negative possono trasformarsi in qualcosa di positivo.

Com’è nata la tua passione per la musica? Come hai iniziato a suonare la batteria?

Mio padre era cantante e batterista da ragazzo e da quando sono nei Dear Jack ha ripreso a suonare per hobby con i suoi vecchi compagni della band “The big years”. Quando ero piccolo mi portava con lui in sala prove e quando avevo 5 anni durante una pausa ho provato a suonare ma ero talmente piccolo che non arrivavo a toccare i pedali. Per me era diventata una specie di sfida, provo finché non riesco. Poi a 6 anni ho iniziato le lezioni con il mio primo insegnante di musica, Aldo Leandro. Dopo anni di studio e live e dopo il diploma in ragioneria sono andato a studiare a Roma al Saint Louis College of Music. Attualmente sono iscritto al conservatorio Luisa D’Annunzio qui a Pescara dove studio batteria e percussioni jazz, mi mancano pochi esami per finire anche perché ho sempre accostato lo studio al lavoro di usciere all’università mentre ora agli impegni con la band.

C’è un musicista a cui ti ispiri in particolare?

In realtà non c’è un musicista preferito. Oggi devi avere una personalità tua sennò finisci per disperderti. Ho appreso da batteristi poco tecnici ma che sanno trascinare come Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers. La novità dei Dear Jack è proprio questa, che sul palco trasciniamo, i Subsonica e i Negrita ci hanno fatto i complimenti!

In che modo il successo ha cambiato la tua vita?

Non l’ha cambiata ma occupata. Se ti fai sopraffare sei finito, devi vederlo come un lavoro e pensare di essere fortunato. Noi siamo stati veramente fortunati, un programma come “Amici” amplifica tutto ma noi, anche se non rinneghiamo niente, siamo contenti che questa scia si sia interrotta in modo da avere una credibilità tutta nostra. Il nostro pubblico anche se sta un po’ cambiando continua a essere formato da tantissimi giovani, che ci seguono e ci guardano come un modello, abbiamo la grande responsabilità di dare il buon esempio. Non ti puoi permettere errori.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Adesso siamo impegnati con la promozione del disco e gli incontri con i fan durante gli in store. Il 27 febbraio suoneremo live a Bergamo al Teatro Creberg, è un evento di solidarietà e beneficenza. Il 16 marzo invece suoneremo all’Alcatraz di Milano. Vogliamo stare sul palco il più possibile per arrivare a settembre – ottobre sfiniti dai concerti. Poi vogliamo scrivere perché Leiner ha portato tanto entusiasmo. Comunque diciamo che adesso la parola live è quella che ci si cuce meglio addosso.

Mentre parlavamo al telefono è arrivata la nonna di Riccardo, lui inizia a cantare la cover portata a Sanremo “Un bacio a mezzanotte” e lei si unisce a lui in un duetto carinissimo! Mi sa che la musica ce l’ha proprio nel sangue!


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *