L’Aquila, 6 aprile 2009-6 aprile 2016


Fiaccolata L'Aquila 2016

Ha squarciato il silenzio di tomba solo il grido di un madre davanti alla foto del figlio morto sotto le macerie dei palazzi di Piazzale Paoli. Il lungo corteo di oltre 1.500 fiaccole ed oltre 7.000 persone ieri ha di nuovo, per la settima volta, attraversato alcune vie simbolo della città dell’Aquila in un silenzio assordante per commemorare le 309 vittime della furia devastante del terremoto del 6 aprile 2009. Così la gente è tornata a partecipare per cercare di continuare, in un afflato collettivo, ad elaborare il lutto che chiunque abbia vissuto quel dramma si porta dentro da sette anni. Il corteo commemorativo, la via Crucis dell’Aquila, era aperto da uno striscione bianco che portava inciso in rosso i nomi di tutti i morti; a innalzarlo come una bandiera i familiari delle vittime che ancora una volta sono tornati a chiedere verità e giustizia per i loro cari e per quella che chiamano una strage di Stato. E lo Stato in tutte le sua articolazioni nazionali e locali, ieri sera all’Aquila c’era in doveroso silenzio, in commossa riflessione annunciando però attenzione per questa città e il suo territorio ancora martoriato, per le sue comunità disperse in una insanabile diaspora sociale. Poi c’era il primo cittadino aquilano, Massimo Cialente, anche lui per la settima volta con una fiaccola in mano che ha avuto parole di speranza “.

Finalmente la ricostruzione è cosa evidente, va avanti con decisione e vedo la luce in fondo al tunnel. L’unica pensiero di questa notte – ha detto – va però ai nostri morti, alla loro memoria che non deve mai venire meno. Bisogna ricordarli ogni giorno della nostra vita di aquilani che guardano al futuro della loro città”. Poi c’erano tanti sindaci venuti da altre città e il commissario di Roma, il prefetto Pietro Tronca che collaborò ad organizzare i primi soccorsi alla città colpita che invece ha voluto ancora volta ribadire la dignità e la forza di volontà della maggior parte degli aquilani che con onestà e sacrificio si sono rimboccati le maniche ed hanno ricominciato prima sgomberando le macerie e poi iniziando a ricostruire anche le loro vite.

A mezzanotte il lungo serpentone di luci tremolanti è arrivato in Piazza Duomo accolto dai rintocchi della campana di Santa Maria del Suffragio, altro luogo simbolo della stessa notte di sette anni fa, per ascoltare scandidi con evidente commozione, i 309 nomi. E’ stato questo il momento più emozionante quello che non ha fatto più trattenere le lacrime, quelle lacrime che ogni aquilano da sette anni ha sempre lì, pronte ad uscire. La mattina di oggi, 6 aprile 2016, è quella delle tante celebrazioni per non dimenticare, religiose e civili; è la giornata del lutto cittadino, della doverosa visita ai cimiteri. Nelle scuole si parlerà di quanto avvenuto a ragazzi che quella notte la ricordano appena o per niente e che sono abitanti di un non luogo, di una città che non hanno avuto la fortuna di conoscere e vivere. Ma oggi è proprio per loro che si ricorda, è per le giovani generazioni che si continua a raccontare quella che per loro sarà la storia di questo territorio, affinché imparino ad amare e a sentire la loro città. Affinché restino per dare un futuro certo all’Aquila e al suo territorio. Un futuro che dovrà camminare sulle loro gambe.


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