Ascolto attivo, differenza tra sentire e ascoltare


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C’è una citazione di cui non conosco la fonte, che recita: “L’uomo impiega circa venti mesi per imparare a parlare, ma non gli basta una vita intera per imparare ad ascoltare”.

Ti è mai capitato di rivolgerti ad un tuo interlocutore e chiedergli se ti sta ascoltando? Di solito ti risponde “si ti sto sentendo”, ma ascoltare e sentire non sono sinonimi.

Mentre il sentire si riferisce all’atto fisico di riconoscere i suoni attraverso le orecchie, l’ascoltare corrisponde ad un processo intellettuale di comprensione di quanto viene detto all’interno della comunicazione.

Il riuscirci, richiede un notevole sforzo di concentrazione che viene definito “ascolto attivo”.

Parlo di sforzo, perché in realtà, per inclinazione strutturale, il nostro cervello ha la caratteristica di riuscire a filtrare e buttare via ciò che non ci interessa ascoltare.

Un esempio lampante di quanto sto dicendo, lo possiamo riscontrare guardando quelle inutili trasmissioni televisive in cui si cerca di condurre un dibattito su un argomento (di solito politico), e tutti si parlano addosso pronti a ribattere le proprie ragioni, avendo sentito, ma non avendo ascoltato quanto appena detto dall’altro interlocutore. Inutile dire che in tali discussioni non si arrivi mai ad un punto d’incontro e tutti ne escono impoveriti.

Oppure pensa a quando ti presentano una nuova persona, e immediatamente ti dimentichi il suo nome. Non è colpa tua. Ti ricordo che il cervello seleziona le informazioni, ed in quel momento è occupato a crearsi un giudizio su quella persona. Ricordarsi il nome richiede l’ascolto attivo e non il semplice sentire.

Il saper ascoltare è di fondamentale importanza per avere una comunicazione efficace. Una comunicazione è efficace quando si riesce a comprendere il reale significato di ciò che ascoltiamo.

Quali sono i presupposti per “un ascolto attivo?”

Un ascolto, può essere considerato attivo quando:

• non si giudica
• si è assertivi
• si riconoscono le altrui emozioni (empatia)
• non si interpreta quello che non si capisce (si chiede)
• non si interrompe l’interlocutore

Per nostra fortuna, la cattiva abitudine di limitarci a sentire anziché ascoltare, possiamo correggerla.

L’ascolto attivo dovrebbe essere praticato da tutti, e in particolare da tutte quelle persone che si relazionano con un pubblico o che come me praticano una professione di supporto.

Ovviamente il riuscirci richiede tempo e volontà, in quanto dobbiamo contrastare quella che è una cattiva abitudine che va rimossa e sostituita con una nuova più efficace.

Sicuramente non facile, ma i risultati che si ottengono sono impareggiabili.

 


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