Antonio Masseroni da Roseto degli Abruzzi con una passione, anzi due: la musica e la scrittura. La seconda lo ha portato a pubblicare due libri uno dei quali Riverberi d’ombra (Artemia edizioni), si è aggiudicato il premio letterario internazionale Città di Cattolica nella sezione Emotion. Con lui abbiamo fatto una chiacchierata.
Musica e scrittura: quale passione vince?
“Non esiste in realtà una vincitrice, entrambe sono splendide forme di espressione, in grado di fornirmi emozioni diverse, ma ugualmente intense. La musica forse permette di esprimere gli stati d’animo in modo più immediato e diretto, suonare e cantare sono atti che coinvolgono il fisico, i muscoli del corpo, la scrittura invece è un viaggio meraviglioso che compie la mente, che ti consente di estraniarti, di vivere in altri mondi creati dalla fantasia. In fondo, si tratta di due linguaggi diversi, parlati dalla stessa voce… Non rinuncio mai a nessuna delle mie due amatissime passioni e le coltivo assiduamente entrambe”.
La nostalgia dell’acqua e Riverberi d’ombra i tuoi lavori letterari. Come nascono?
“Nascono da idee che sbocciano nei momenti più disparati della giornata. Si arricchiscono continuamente di particolari e di personaggi, crescendo e diventando sempre più articolate e complesse. Un giorno mi capita di svegliarmi ed essere completamente innamorato di una storia in particolare e dei suoi protagonisti. A quel punto la trama comincia ad assorbire i miei pensieri, si riempie di dettagli e di dialoghi, chiari e nitidi come se guardassi un film nella mia testa. Acquisisce una struttura più definita e cronologicamente ragionata. E’ lì che capisco che diventerà un romanzo. Attualmente ho diverse idee che mi ronzano in testa, in attesa di farmi innamorare…”.
Quanto è difficile e/o semplice togliere il romanzo dal cassetto, portarlo a una casa editrice e trasformarlo in realtà?
“La prima volta è sempre difficile aprire il famoso cassetto, anche perché di solito lo riempiamo di cose che ci riguardano intimamente. Da ciò nasce una comprensibile paura del giudizio e soprattutto del rifiuto. Occorre farsi un po’ coraggio, credere in quello che abbiamo scritto o pensato. Di solito, se è genuino e viene dal cuore, possiamo fidarci abbastanza di ciò che è nel nostro cassetto… Per quanto mi riguarda, sono stato molto fortunato nel trovare nella mia casa editrice, la Artemia Edizioni, una forte affinità e tantissimo entusiasmo. La direttrice editoriale Teresa Orsini è davvero bravissima a sopportarmi e le mando un grande abbraccio”.

Libri cartacei o e-book?
“Come lettore, sono personalmente un imperdonabile e nostalgico amante della carta. Mi piace sentirne il profumo quando sfoglio le pagine e adoro quella sensazione ruvida sotto la punta delle dita. In questo sono anche un collezionista quasi ossessivo, quando leggo un libro, voglio che poi resti per sempre sul mio scaffale. Voglio ricordare le emozioni che mi ha fatto provare, ogni volta che lo sguardo mi cade sul suo dorso. Per questo non amo leggere libri in prestito. Come scrittore, riconosco che il libro digitale ha una capacità di diffusione incredibile. Si tratta di un mercato che cresce a velocità sorprendente, grazie alla sua praticità e versatilità. Curo personalmente le edizioni digitali dei miei romanzi, attualmente in vendita su piattaforma Amazon Kindle, affinché gli appassionati dell’e-book possano godere di un prodotto allo stesso livello di qualità dell’edizione cartacea”.
Hai vinto il premio letterario internazionale Città di Cattolica con Riverberi d’ombra. Quali emozioni?
“Emozioni forti, fortissime. La serata della premiazione è stata straordinaria, come anche tutta la splendida organizzazione dell’evento, da parte dell’associazione Pegasus. E’ stata una fantastica occasione per conoscere tante persone con la mia stessa passione, in un clima davvero caloroso e amichevole. Eppure ricordo che, al culmine della tensione, quando sono stato chiamato sul palco, improvvisamente ogni apprensione si è dissolta. Ad un tratto è come se mi fossi ritrovato di nuovo nella mia stanza, di sera, intento a scrivere a rapide battute le pagine di Riverberi d’ombra. Sentivo quasi il ticchettio dei tasti… Quel momento è stato il culmine di tutte le emozioni positive provate mentre scrivevo il libro. E’ stato molto bello e ho cercato di assaporarne ogni secondo”.
Il tuo sogno nel cassetto?
“Magari semplicemente quello di poter continuare a scrivere le mie storie. E, perché no, augurarmi che possano raggiungere sempre più lettori. In tanti mi hanno raccontato le emozioni provate durante la lettura dei miei romanzi ed è stato bello, è stato come viverli di nuovo innumerevoli volte. Ma soprattutto sogno che la scrittura resti per me sempre ciò che è adesso: un momento di piacere, uno splendido viaggio della fantasia da condividere e di cui parlare con la mia famiglia, un modo splendido ed emozionante di trascorrere delle ore, uno straordinario linguaggio con cui esprimere delle emozioni. Ho imparato che ad ogni traguardo raggiunto, i nostri occhi vanno subito alla ricerca di quello successivo, dunque la cosa che conta davvero è godersi il viaggio nel frattempo. Oggi voglio tenere il mio cassetto spalancato e lasciare che tutto ciò che c’è dentro venga fuori!”.




