Vincenzo Cerulli, l’astronomo abruzzese che fondò Collurania


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di MARCO BRUNO

Troviamo scritto nell’Amleto di Shakespeare: “Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia”. Chissà se qualche volta avrà pensato a questa frase un illustre personaggio della terra d’Abruzzo, cioè l’astronomo Vincenzo Cerulli (Teramo, 20 aprile 1859 – Merate, 30 maggio 1927).

In ogni caso, quest’ultimo certamente dedicò al cielo e agli astri parecchio del suo tempo, al punto che riuscì a fondare nel 1890 un importante osservatorio a pochi chilometri da Teramo: Collurania. La struttura era molto avanzata dal punto di vista tecnologico e poteva vantare un efficientissimo modello di telescopio. Le sue ricerche furono varie e lo portarono a “girovagare” per l’universo alla ricerca di pianeti, stelle e asteroidi. Molti furono i suoi contributi scientifici e il 2 ottobre 1910 scoprì anche un pianetino che chiamò Interamnia, dall’antico nome latino del capoluogo teramano. Tuttavia, il nome dello scienziato abruzzese è legato maggiormente al pianeta Marte. Vediamo perché. Un altro astronomo di fama internazionale, Giovanni Schiaparelli, riteneva di avere individuato sul pianeta rosso dei giganteschi “canali” contenenti acqua allo stato liquido. La teoria aveva suscitato grande interesse nel mondo scientifico e, com’è facile prevedere, aveva alimentato numerose fantasie e congetture. In molti immaginavano il suolo marziano popolato da misteriose e strane forme di vita.

Fu allora che Cerulli formulò la sua “ipotesi ottica delle macchie di Marte”, contraddicendo Schiaparelli. Lo studioso aprutino affermò, infatti, che le linee marziane fossero in realtà soltanto illusioni ottiche e non solchi tracciati sul terreno. In seguito lo stesso Schiaparelli abbandonò la sua teoria e diede ragione al collega. Molti anni dopo la sonda “Mariner 4” raccolse le prime immagini della superficie marziana e confermò, così, le conclusioni di Cerulli. L’astronomo teramano ricevette in vita diverse cariche di prestigio e, ancora oggi, le sue intuizioni sono molto apprezzate dagli studiosi. La Specola di Collurania venne da lui donata allo Stato nel 1917. Attualmente l’Osservatorio porta il nome del suo fondatore ed è gestito dall’Istituto Nazionale di Astrofisica. Numerosissimi sono gli ospiti (oltre 2000) che ogni anno arrivano a Teramo per conoscere meglio il nostro sistema solare o, in genere, le meraviglie che può riservarci l’universo. Il pubblico, inoltre, può visitare anche un interessante polo museale.