Celestino V, il frate eremita del Morrone


Eremo.S.Onofrio.Morrone

di ORNELLA LA CIVITA

C’è un posto, a Sulmona, in località Badia, dove il silenzio ricalca le orme di colui che, “ per avvicinarsi al cielo dimenticava la terra”. C’è l’abbazia di Santo Spirito al Morrone, a Sulmona, sorvegliata, dall’alto, dall’eremo di Santo Onofrio.

E’qui, nell’edificio religioso posto sulle pendici dell’omonimo monte, che si custodisce la memoria di Pietro Angelerio (o Pietro da Morrone), il frate eremita che qui visse e che divenne papa nel 1294 con il nome di Celestino V e poi santo. Il complesso, monumento nazionale dal 1902, è raggiungibile attraverso uno scosceso sentiero sebbene di facile percorribilità che conduce dalla frazione Badia, al margine orientale della Valle Peligna sino alla quota di 620 metri dove è posto l’eremo. L’abbazia, invece, è un complesso monumentale che lascia ammirato il visitatore. Quei 16.600 metri quadrati sono occupati da torri a base quadrata e costituiti da una monumentale chiesa settecentesca nonchè da un imponente monastero articolato intorno a tre cortili maggiori e due minori, racchiusi da una cinta muraria. Nel fronte vi è un solo ingresso di 3.30 metri di larghezza, di architettura Palladiana. Il portale d’ingresso, settecentesco, immette nel cosiddetto Cortile dei Platani che fonteggia la chiesa, a facciata su due ordini di semi-colonne e un campanile che ricorda quello dell’Annunziata a Sulmona. L’interno è a croce greca con cupola e il portale è internamente sormontato da un bell’organo barocco a intagli, opera di Giovan Battista Del Frate (1681). L’abside custodisce un notevole coro in legno anch’esso di epoca barocca, di autore sconosciuto mentre, a sinistra del presbiterio vi è la cappella dedicata ad una nobile e potente famiglia abruzzese, la Cappella Caldora, sotto una delle cui arcate vi è il Sarcofago di Restaino Caldora-Cantelmo, opera di Gualtiero d’Alemagna (1412).