Benvenuti – Carnera, un secolo tra le 12 corde


primo-carnera

di LINO MANOCCHIA

NewYork. Cento anni! Tanti, ricchi di storia, pro e contro la sfortuna, avvenimenti  favorevoli e disgrazie impreviste, e  tifo da vendere. Due i magnifici personaggi che per svariati anni si son presentati chiccanti, decisi di “atterrare” la dea fortuna: Primo Carnera e Nino Benvenuti, due atleti italiani carichi di decisione, coraggio e volontà.

Un gigante buono, il ragazzone nato il 25 ottobre 1906 in quel di Sequoia (destinato a diventare il più grande pugile italiano del Novecento) o  come giustamente lo definì Nino Benvenuti: un altro grosso calibro del palcoscenico cordato. Dopo un’infanzia di povertà; il giovane gigante emigrò in America dove conquistò nel 1933 il titolo mondiale dei pesi massimi contro Jacvk Sharckey. Chi era Nino Benvenuti?

Nino Benvenuti e Jake La Motta
Nino Benvenuti e Jake La Motta

Un uomo che ha perseverato nella sua prima idea, “quella del pugilato”, iniziata a 13 anni, cercando di dare sempre di  meglio mentre la fatica non lo ha mai impressionato, anche se molti dicevano che “non sarebbe mai  arrivato a nulla”, mentre il triestino ha cercato di scovare lo stimolo che lo ha portato molto lontano.

Nino Benvenuti 1960
Nino Benvenuti 1960

I genitori  Carnera lo battezzarono col nome di Primo,  che sarebbe divenuto un colosso, interessato a Dante Alighieri, che portò seco sino al tramonto della sua vita, combattuta, contrastata, bistrattata, incompresa mentre nell’altra, sponda dopo una folgorante carriera , simile  ad un  “Ben Hur” sulla biga è tornato nel luogo del trionfo, accolto da una folla letteralmente impazzita, applaudito da sportivi, “paesani” ed organizzatori, i quali non potevano dimenticare i momenti vittoriosi del guerriero, che, sul ring del Madison Square,  il 17 aprile 1967, travolgendo ogni pronostico, si  cinse orgogliosamente dell’alloro di campione, come fece nel 1960 allorché baciò la medaglia d’oro delle gare olimpioniche di Roma.

Primo Carnera sul ring
Primo Carnera sul ring

Momenti memorabili  che Nino conserva amorosamente  senza dimenticare che la boxe non lo ha mai impressionato, semmai,  spronato, a fare sempre meglio. Medaglia inversa, invece, per il  colosso veneto, il cui destino  aveva frenato mercé l’ingordigia degli organizzatori i quali osarono definirlo “Il Colosso d’argilla che leggeva “Dante“  approfittando della bontà  naturale dell’italiano il quale, dovette sostenere gli attacchi di avversari come Ernie Schaaf e Max Baer. E la parabola discendente non impedì agli organizzatori di presentare Primo, anche all’imbattibile Joe  Louis , colui che stava diventando una indescrivibile  leggenda della box. Carnera al momento del suo addio alle armi aveva sostenuto 103 match vincendone 89 (76 per k.o.), perdendone 10 e pareggiandone 4. La sua leggendaria vita aveva ispirato anche diversi films americani, il più celebre dei quali ”Il colosso d’argilla” interpretato da un mirabile Hunfrey Bogart tratto dal romanzo omonimo di Budd Schulberg..

Dopo tutti questi sacrifici, gli incontri e la partecipazione a Hollywood, chiedemmo  allo stanco Primo  come andassero le sue finanze: “Bene, bene, non potrebbero essere più rosee” mi disse il gigante, Dopo  il  wrestling conto di tornare a casa dai miei figli, Umberto  e Giovanna, che mi “tirano” su.

Primo Carnera

Crudele ironia della sorte, a Sequoia Primo Carnera ci tornò, ma affetto da una cirrosi epatica che il 29 giugno 1967 lo mise K.O. definitivamente. Trentaquattro anni dopo il suo trionfo mondiale su Sharkey. ”L’uomo più forte del mondo non era soltanto un atleta muscoloso, ma un gigante dal cuore d’oro, appassionato di poesia, in grado di recitare l’ingresso all’Inferno di Dante Alighieri. Primo, dopo aver detto addio ufficialmente alla lotta libera, con tono risentito mi disse: ”Credimi, smentisco decisamente le voci maligne che mi hanno discreditato parlando di “combine” dei miei combattimenti. Io ho combattuto, sempre ogni match con proposito di uscirne vittorioso. Spesso però, la fortuna mi è stata nemica”.

Trentaquattro anni dopo la conquista del titolo, mondiale, “il colosso che camminava” cedeva al destino. Primo Carnera oggi resta una rara leggenda sportiva. Un mito inimitabile.