Continuano le scosse, all’Aquila si contano crolli e danni a strutture puntellate


sisma-ancora-crolli-alliaquila

E’ una città che si sveglia di nuovo con l’incubo. Con il dolore che si rinnova, con lo stesso senso si insicurezza del 6 aprile 2009.

Il terremoto di 6.5 che ieri ha azzerato tantissimi centri della Valentina, che fa contare circa migliaia e migliaia di sfollati fra Marche, Umbria ed Abruzzo, qualche ferito e fortunatamente nessuna vittima ha fatto ripiombare anche L’Aquila nella morsa della paura, sarà anche per i crolli di palazzi puntellati e non ancora ricostruiti, sarà per alcuni monumenti, come la Chiesa di Santa Giusta, che ripresentano danni e lesioni, fatto sta che ancora, in città, l’aria che si respira è quella di sette anni fa. Centro storico praticamente deserto, crolli in via XX Settembre, strade interdette o con riduzione di carreggiata come la stessa via XX settembre via delle Bone Novelle, via Sant’Agostino, corso Federico II e piazza San Franco ad Assergi. Scuole di ogni ordine grado chiuse e sopralluoghi ancora in corso da parte dei tecnici comunali che stanno valutando i danni riscontrati che negli edifici storici appena ricostruiti.

Intanto in città  sono state aperte alcune aree di accoglienza e sono stati allestiti  dei punti di ritrovo  nel territorio comunale, tra queste, Murata Gigotti (gestita dalla Pro Loco di Coppito), il  Campo sportivo piazza d’Armi (curata dai volontari delle Misericordie), Civita di Bagno (volontari della Croce Bianca), Pagliare di Sassa (volontari dell’associazione Pivec). Altri punti di ritrovo sono stati preparati o sono in fase di allestimento a Camarda  e Tempera. Una tenda è stata montata dai volontari delle Aquile Bianche e della Croce Rossa davanti all’Auditorium del Castello, mentre i volontari delle associazioni alpini stanno presidiando via Strinella. Dopo la scossa di ieri mattina tante se ne sono avvicendate per tutta la giornata e la notte appena trascorsa come quella delle 4.27 di questa mattina di magnitudo 4.2, avvertita in maniera distinta dalle persone che anche se rientrate a casa stentano a vivere serene questi momenti.