Sansificio, Tar respinge ricorso del titolare


Sansificio, Tar respinge ricorso del titolare

Sansificio, Tar respinge ricorso del titolare e riconosce le ragioni del Comune di Pescara che ne aveva fermato le attività.

Il Tar ha respinto il ricorso del titolare del sansificio contro l’ordinanza del 2 aprile 2016 con cui il sindaco Alessandrini chiedeva la sospensione immediata di qualsiasi attività lavorativa collegata alla produzione di emissione di fumi molesti nell’aria, fino all’attestazione, da parte dei soggetti competenti, dell’eliminazione delle cause degli odori molesti in danno della salute pubblica.

Il pronunciamento, emesso nell’udienza del 7 ottobre e pubblicato ieri con la causa passata in decisione, ha  bocciato anche la connessa richiesta di risarcimento da parte della Schiavone Biocalore Srl.

Così il sindaco Marco Alessandrini:  “I giudici amministrativi hanno riconosciuto la legittimità del provvedimento del Comune, peraltro mai messa in dubbio, nemmeno con l’accoglimento della richiesta di sospensiva dell’ordinanza, accolta in maggio.  I giudici decisero di “dare fiducia” al titolare del sansificio, visto che si era impegnato a sanare la situazione che aveva generato le emissioni e che ci aveva portato alla firma dell’atto, “salvo però l’obbligo dell’Amministrazione di verificare tempestivamente se  fossero cessate effettivamente le condizioni che hanno imposto l’adozione dell’ordinanza”.

Ecco l’epilogo: il Tar ha bocciato la richiesta, facendo riferimento al verbale redatto dal medico della Asl e dalla Polizia Municipale che allora attestarono l’evidenza di un problema non solo olfattivo e persistente, ma anche sanitario: alcuni dipendenti di Attiva e cittadini avvertirono disturbi e malesseri riconducibili alle emissioni.

Non solo, sulla struttura era già in corso una verifica da parte della Regione circa la necessità di adeguamenti per evitare tali conseguenze, tanto che una relazione da parte dell’Arta evidenziò che l’odore fosse causato dall’utilizzo di sansa vergine troppo degradata, prescrivendo l’accelerazione dello stoccaggio.

“Ricorremmo all’ordinanza per ragioni di salute pubblica e tale principio ci viene riconosciuto dal Tar in questa sentenza – conclude Alessandrini – che peraltro e proprio per tali ragioni, non prevede risarcimenti alla ditta”.