La filanda Giammaria, i ricordi di Gabriella Giammaria


Filanda Giammaria: Gabriella

Via dei Bastioni e via delle Caserme erano tutte arti e mestieri: chi faceva le botti chi faceva i tini, chi faceva lu stagnare; ogni porta un mestiere (Ennio Flaiano)

Pescara era così, ricca di artigianalità, di manualità e di “mastri” che hanno contraddistinto il nostro territorio fuori dalle mura regionali.

Tra queste arti il tessile ne è stato a lungo il filo conduttore a Pescara grazie alla Filanda di Attilio Giammaria. Un pezzo di storia d’Abruzzo costituto da tre edifici: il casino, il castello Giammaria e la filanda che avevano permesso di definire la zona ospedale (via Rigopiano e dintorni) Contrada Giammaria.

Capolavori archiettonici voluto da Pasquale Giammaria, padre di Attilio e grande mente imprenditoriale, il quale trasferitosi a Pescara da San Giovanni teatino, aveva già in mente di realizzare lì la sua azienda di filati.

Costruita alla fine dell’800, la filanda è stata da esempio per quel che concerne il lavoro al femminile, un ambiente composto da 67 operaie (pochi gli uomini ai quali erano affidati anche altri lavori) dove la familiarità e l’allegria la facevano da padrona.

L’importante plesso è stato abbattuto lo scorso 2015, lasciando perplessità e sgomento tra coloro i quali hanno vissuto quella storia così fiorente per Pescara.

Un tema ripreso nel corso di una quattro giorni svoltosi all’Aurum, e voluta dalla Commissione Pari Opportunità del Comune di Pescara, dal titolo La donna nella moda che ha visto la partecipazione di Gabriella Giammaria, figlia di Attilio Giamamria, che ha raccontato ai presenti la storia della sua famiglia.

“Pensare a quei giorni, adesso dà un senso di appagamento e gioia. Si parla di donna e moda, ebbene io dico che non ci sarebbe la moda per donna se non ci fosse il lanificio che trasforma il ficco in filato e i tessitori sono artisti in grado di disegnare ogni cosa con combinazioni di colori eccezionali. Quando invece in fiocco resta intatto, viene utilizzato per le imbottiture e lavorato con una macchina chiamata cardatrice. Il posto dove sono cresciuta? Si vedeva quello che ora è il vecchio ospedale che, inizialmente, era una figura innocua poi divenne spaventosa. Tutto ciò perchè – ricorda la signora Giammaria – inziarono gli espropri anche sulle proprietà di papà il quale protestò molto in Comune proponendo soluzioni alternative e più sicure dove costruire l’ospedale ma non servì a nulla. Le nostre operaie? Erano 67 e stavano tutte insieme, come una famiglia; si pranzava prima in mensa poi sul tavolato e ognuna di loro portava da casa il pranzo; ricordo ragazze brave e affettuose e due di loro le ho riviste qualche tempo ai Colli, è stato bello. Un momento importante che ricordo è l’arrivo dell’autobus, il numero 5. Erano in tante a prendere il bus anzi, alcune andavano a piedi fino al capolinea solo per fare una passeggiata”.

Ricordi emozionati, ma ora cosa resta di tutta questa storia? All’evento era presente anche la presidente della Commissione Pari opportunità del Comune di Pescara Tiziana Di Giampietro: “La filanda Giammaria fu la prima a dare alle donne una condizione di riscatto e l’opportunità di elevarsi socialmente e culturalmente. Grazie al Master Plan, e hai fondi che il governo ha stanziato per l’Abruzzo, ho mandato una lettera al nostro presidente D’Alfonso per non dimenticare e ricostruire la filanda in modo da renderla un luogo d’incontro per le donne, un posto per crescere insieme. Mi auguro che l’appello venga ascoltato”.

Poesia per la Filanda

La signora Gabriella Giammaria, nel corso dell’incontro, ha declamato una poesia dedicata all’amata Filanda. Ne riportiamo un estratto:

Ogni volta che passo lì davanti i ricordi si affollano e son tanti

e l’affetto li per lì ricostruisce 

quel che il passar del tempo demolisce.

Dalle rovine si ergon delle mura

dalle tettoie già pronte a dar frescura

le tegole da terra son volate

e sul tetto sono già tutte allineate

con il nido delle rondini al suo posto sotto la gronda

protetto e nascosto

festoso e cinguettante ora tornato lì

dopo così a lungo disertato

Ad una ad una si aprono le imposte,

le porte che racchiuse son disposte

scomparse son le crepe, le fessure

e l’edificio è atto alla tessitura 

Esattamente come fosse ora

nella memoria è tutto come allora

e le sua lucentezza intatta è tale

che davanti si erige tale e quale in lanificio.